Politica

Vincono i dissidenti Pd. Sul lavoro crisi con Ncd

Niente fiducia e modifiche in commissione Sacconi: subito un vertice. Boschi: non serve

Per accontentare tutti rischia di non accontentare nessuno. Le ultime mosse del presidente del Consiglio Matteo Renzi provocano uno tsunami in Parlamento. Sulla legge elettorale il premier trova l’intesa con Alfano, incrinando il patto del Nazareno. Sul Jobs Act accontenta la minoranza del Pd scatenando le proteste Ncd. Sulla riforma del lavoro il Pd annuncia la svolta, ma apre una minicrisi di maggioranza. Il capogruppo Dem alla Camera Speranza fa sapere che le cose sono cambiate dopo la direzione del partito di ieri l’altro. «Non ci sarà fiducia sul testo della delega lavoro approvata dal Senato, si lavorerà in commissione per alcune modifiche e poi si voterà». L’intesa, raggiunta all’interno del Pd, prevede un esame della commissione della Camera per giungere a modifiche condivise rispetto al testo uscito da Palazzo Madama. Parole che sembrano un’apertura esigenze della minoranza interna del partito e all’aut aut di Fassina secondo cui la minoranza non voterà deleghe in bianco. La capogruppo Ncd a Montecitorio De Girolamo sbotta su Twitter: «Spieghiamo a Speranza che il Parlamento non è il luogo di ratifica della direzione Pd». Tradotto: ci vuole un confronto. Più esplicito Sacconi: «Il Pd non ha la maggioranza assoluta nelle due Camere. Ncd vuole discutere ora in una riunione di maggioranza le eventuali modifiche alla delega. Altrimenti si rompe la coalizione». Secca la replica del ministro Boschi: «Stiamo discutendo con tutti i partner della maggioranza. Non sono necessari vertici, è sufficiente il lavoro parlamentare». L’incidente è fatto e Sacconi e De Girolamo vengono convocati a Palazzo Chigi. Dopo il vertice spiegano: «Un incontro informale, si tratta, la partita è aperta. È ancora tutto aperto». Il governo intanto vuole un’accellerazione sul voto finale a Montecitorio, chiedendo di calendarizzarlo per il 22 novembre e scatenando le proteste in capigruppo di Brunetta. Alla fine passa la mediazione della presidente Boldrini, che propone il 26 novembre. Ma, non essendoci unanimità in capigruppo, sarà l’Aula a doversi esprimere lunedì prossimo alle 16. In caso di via libera, il Jobs Act approderà in Aula il 24, per proseguire il 25 con voto finale il 26 novembre. «Il governo non è stato sconfitto. L’esecutivo ha chiesto di accelerare e di votare a breve la delega sul lavoro e così sarà il 26. L’importante è avere una data certa», commenta la Boschi.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.