Politica

Renzi-Berlusconi, tanto rumore per nulla

Manca l'accordo sull'Italicum ma per i due leader «il patto è più solido che mai». Su soglie e premio alla lista deciderà il Parlamento. Sullo sfondo il nodo-Quirinale

Lo specchio dell’incertezza è nei titoli dei principali siti di news intorno alle 20. Per alcuni tra Renzi e Berlusconi «c’è l’accordo». Per altri, addirittura, tra i due «Ormai è scontro». La verità è che nell’ora e mezza di confronto tra i due leader, il più breve in termini di durata, in pratica non si decide nulla. O meglio, si specificano alcuni aspetti sui quali l’intesa era già nota - la soglia del 40% per accedere al premio di maggioranza, l’innalzamento a 100 dei collegi elettorali - e si lasciano insoluti i veri «nodi»: l’assegnazione del premio alla lista anziché alla coalizione e la soglia d’ingresso per i partitini, che i centristi vorrebbero al 3% e Silvio al 5. Nonostante queste divergenze, al termine dell’incontro a Palazzo Chigi viene diffuso un comunicato in cui si afferma che «il Patto del Nazareno è più solido che mai». «La verità - prova a interpretare una fonte molto vicina al Berlusconi - è che nessuno dei due aveva interesse a rompere. Noi non volevamo dare un calcio nel sedere a Renzi e lui non voleva darlo a noi. E così sulle questioni insolute se la vedrà Renzi in Parlamento, se ha i numeri...». Il quando è tutto da vedere: «Perché è in Commissione che Renzi avrà le maggiori difficoltà - continua la fonte azzurra - con Gotor che gli farà le barricate e la Finocchiaro che, essendo in odor di Quirinale, non potrà permettersi forzature...». Alla fine l’incontro tra Renzi e Berlusconi, l’ottavo di una serie cominciata a febbraio, viene anticipato alle 17, un’ora prima dell’orario concordato. Presenti, per Forza Italia, ancora una volta l’ex premier, Gianni Letta e Denis Verdini, quest’ultimo arrivato a Palazzo Chigi qualche minuto prima con la sua auto. La rapidità del faccia a faccia fa sospettare improbabili rotture, impressioni subito fugate dalla comunicazione che l’esito dell’incontro sarà riassunto in un comunicato congiunto. Di seguito i passaggi più importanti: «L’impianto del Patto del Nazareno è oggi più solido che mai, rafforzato dalla comune volontà di alzare al 40% la soglia dell’Italicum, e dall’introduzione delle preferenze dopo il capolista bloccato nei 100 collegi». «Le differenze registrate sulla soglia minima di ingresso e sulla attribuzione del premio di maggioranza alla lista, anziché alla coalizione - continua il comunicato - non impediscono di considerare positivo il lavoro fin qui svolto e di concludere i lavori in Aula al Senato dell’Italicum entro il mese di dicembre e della riforma costituzionale entro gennaio 2015». Infine: «Questa legislatura dovrà proseguire fino alla scadenza naturale del 2018». Ai punti, Berlusconi potrebbe essere considerato il vincitore. Con cento collegi e i capilista bloccati, si assicura la possibilità di poter scegliere praticamente tutti i suoi futuri parlamentari. E il passaggio sulla legislatura che vivrà fino al 2018, per quanto sempre dubitabile, è ossigeno per un partito in difficoltà come Forza Italia. Infine, l’ex premier dà finalmente ai suoi l’impressione di non essere «prono» ai diktat di Renzi. Al punto che, dopo aver letto il comunicato, il fittiano Francesco Paolo Sisto può rivendicare che «chi avesse per un solo attimo ipotizzato che Forza Italia fosse la passiva stampella del governo Renzi ha avuto quello che si meritava». Il premier, dal canto suo, ha potuto affrontare una riunione della direzione Pd che si annunciava tesissima scrollandosi da dosso almeno un po’ l’immagine che gli aveva cucito addosso D’Alema, quella di «innamorato di Berlusconi». Quindi l’accordo a metà ha avuto anche per lui i suoi frutti. Tanto rumore per nulla, quindi. O quasi. Perché se il Patto, nonostante le divergenze, regge, vuol dire che regge anche l’intesa di massima sul prossimo Quirinale. E se Renzi si è detto disponibile a trattare il nome del dopo-Napolitano con Berlusconi, è soprattutto perché di Grillo non si può fidare. L’«asse» con il M5S serviva solo per tentare qualche bluff.

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