Politica

Legge elettorale, ultimatum di Renzi: ora si decide

Il premier al Cav: basta rinvii. Il Pd: la approviamo con chi ci sta

Silvio Berlusconi ribadisce di non accettare diktat sulla legge elettorale, ma Matteo Renzi il piano B l’ha già trovato, indipendentemente dal Cav. «La legge elettorale si fa con le forze che ci stanno - ribadisce il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini - La maggioranza ha fatto una proposta ed è aperta ad altre convergenze e contributi». Insomma, è la considerazione di scenario, «le stagioni si aprono, e si chiudono», avverte Guerini. Il documento di maggioranza uscito da Palazzo Chigi dopo il vertice di lunedì sera prevede l’introduzione delle preferenze con i capolista bloccati (di cui il 40% donne) e possibilità di potersi candidari in più collegi, soglia per il premio di maggioranza dal partito al 40% (alla lista vincitrice andranno alla Camera 340 seggi su 630) e soglia di sbarramento al 3%. Un impianto confermato dallo stesso Guerini. Le modifiche all’Italicum vengono però accolte col mal di pancia dal Cav. «Il tempo dei rinvii, dei tavoli tecnici, dei gruppi di lavoro è finito - twitta il premier ribadendo che la legislatura arriverà fino al 2018 - Ora è tempo di decidere». «Sulla riforma elettorale il vero problema è che Berlusconi non tiene più i suoi dentro FI», accusa Debora Serracchiani aggiungendo che «Brunetta gli scappa da tutte le parti. Non si è rotto il patto del Nazareno: si è rotta FI». Luca Lotti, segretario a Palazzo Chigi e fedelissimo di Renzi, risponde agli azzurri: «Se le parole di Brunetta sul Patto del Nazareno interpretano il pensiero di Berlusconi e di FI, allora non c’è neanche bisogno di incontrarsi». Ma nel Pd non mancano i distinguo. Le modifiche vanno «nella direzione giusta, ma non possiamo dire altrettanto riguardo all’abbassamento della soglia di sbarramento e alla riduzione del numero dei collegi», affermano in una dichiarazione congiunta i parlamentari Dem Edoardo Fanucci, Luigi Famiglietti, Marco Di Maio, Marco Donati, secondo i quali «uno sbarramento troppo basso determinerebbe una eccessiva frammentazione della rappresentanza parlamentare con possibili conseguenze sulla governabilità del Paese». Ma Anna Finocchiaro plaude all’abbassamento delle soglie di sbarramento perché garantisce maggiore rappresentanza. La Finocchiaro auspica che la legge venga approvata al Senato entro l’anno e il presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso definisce la riforma elettorale «un’assoluta priorità». L’impianto non piace neanche ai Popolari per l’Italia. «La legge elettorale deve favorire schieramenti alternativi. Ne hanno fatta una per diventare cespugli del Pd», scrive su Twitter Mario Mauro. Tesi sostenuta dal sottosegretario Angela D’Onghia.

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