"Lupi solitari", quelli che all’interno della follia jihadista propagandata dall’Isis, si muovono in assoluta autonomia, sulla base di iniziative individuali, proprio come ha fatto l’attentatore di Ottawa, Michael Zehaf-Bibeau, ad ottobre in Canada. Secondo l’antiterrorismo, in tutta Italia, sono 211 le persone finite in una black list sotto il costante monitoraggio degli investigatori. Il nostro Paese, infatti, potrebbe essere a rischio emulazione per quanto riguarda azioni stile Ottawa, dove l’attentatore che ha fatto irruzione nella sede del Parlamento, è poi rimasto ucciso. Una vicenda che ha scosso il mondo intero e che ha costretto il resto dei Paesi occidentali a fare i conti con figure inquietanti che potrebbero commettere azioni terroristiche in nome di Allah. La lista dei sospetti ritenuti a rischio, dunque, si compone di persone ritenute vicine al network del terrore jihadista. Soggetti "radicalizzati" sull’intero territorio nazionale e che potrebbero compiere gesti solitari. Il fenomeno interessa tutta l’Italia, da nord a sud, anche in quei luoghi in cui non sono presenti moschee e centri islamici che raccolgono i fedeli e che, in alcuni casi, diventano punti nevralgici per l’indottrinamento e il reclutamento. Del gruppo dei 211 fanno parte convertiti italiani, immigrati, seconde generazioni e volontari della jihad che sono partiti o che potrebbero farlo, per andare a combattere in Siria e Iraq con i miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi. Un vero e proprio mondo sommerso, quindi, che però è sotto la lente d’ingrandimento delle forze di polizia e dell’intelligence. L’Italia, a differenza del Canada, non ha stilato invece un elenco di «viaggiatori a rischio» di cui faceva parte l’attentatore di Ottawa, Michael Zehaf-Bibeau, a cui ritirare il passaporto per evitare il fenomeno dei foreign fighters. Tuttavia, il rischio di attentati, ha innalzato il livello di guardia su tutto ciò che orbita intorno all’Islam italiano. Oltre ai "lupi solitari", poi, in Italia e nel resto dell’Occidente, esiste un’altra realtà capace di mettere in campo azioni terroristiche di matrice fondamentalista. Si tratta di tutte quelle cellule «in sonno», l’evoluzione di quelle qaediste, che potrebbero attivarsi e decidere di abbracciare la causa jihadista dell’Isis, che spinge per la restaurazione del Califfato e la proclamazione dello Stato islamico. In Italia nel 2006 furono sventati due attacchi terroristi a Milano e Bologna, proprio progettati da cellule al tempo affiliate ad Al Qaeda. Nel 2009, invece, a Milano Mohammed Game, ingegnere libico di 35 anni, si è fatto esplodere davanti all’ingresso della Santa Barbara imbottito con due chili di tritolo. L’uomo, prima di azionare il detonatore ha gridato: «Via dall'Afghanistan». Nel 2004 un marocchino, Mostafa Chouki di 35 anni, si è fatto esplodere all’interno della sua auto davanti a un McDonald’s. La vicenda è rimasta per certi aspetti avvolta nel mistero, anche se gli inquirenti non hanno escluso che il suicidio fosse legato al fanatismo religioso di matrice islamica, proprio perchè il fastfood americano è ritenuto dagli jihadisti il simbolo del consumismo Occidentale. A Modena, nel 2003, Al Khatib Muhammad, un palestinese con passaporto kuwatiano, si fece esplodere all’interno della propria auto nei pressi della sinagoga. Nel 2002, infine, i Carabinieri di Agrigento hanno arrestato il presunto responsabile degli attentati al Tempio della Concordia di Agrigento, avvenuto il 5 novembre 2001, e quello alla metropolitana di Milano del maggio 2002. L’uomo, con precedenti e originario di Favara, si era convertito all’Islam.
I 211 martiri della Jihad «italiana»
L'elenco di quanti hanno abbracciato la causa della guerra santa