Doppia doccia gelata per Renzi sul fronte economico. Da un lato, l'Istat certifica che a settembre la produzione industriale è scesa del 2,9% rispetto a un anno prima. Dall'altro Moody's avverte che l'Italia rischia la crescita zero anche nel 2015. Si allontana quindi ancora il momento in cui l’economia tornerà a crescere. Sono ormai quattro anni che il premier di turno, prima Monti, poi Letta e ora Renzi, annuncia che l’uscita dalla crisi è questione di mesi. Di contro gli istituti di ricerca sembra che facciano a gara a chi taglia di più le stime già non brillanti sull’economia. Commissione europea, Ocse, Istat, Banca d’Italia, Confindustria e Fondo monetario, non ce n’è uno che stimi un miglioramento dell’economia nell’arco dei prossimi dodici mesi. E a Bruxelles riesplode il caso Italia, unico Paese nell’Eurozona che arranca laddove anche quel malato cronico della Grecia sta risalendo la china. Girano con sempre maggiore insistenza le voci di una bocciatura da parte della Commissione europea della legge di Stabilità. Tornando a Moody's, l'agenzia ha evidenziato una crescita tra -0,5% e +0,5% per l'anno prossimo. Nel suo Outlook dello scorso anno Moody's aveva previsto una crescita tra -0,3% e +0,5%. «Nel breve termine - si legge - ci aspettiamo ulteriori aumenti della disoccupazione in Francia e Italia, che indeboliranno i consumi e prolungheranno la crescita molto bassa».
Moody’s e Istat «gufi». Previsioni devastanti
L’agenzia di rating vede nero per il 2015: crescita zero e disoccupazione più alta
