Politica

Tre governi e un mare di promesse inutili

Dalla «libera donazione» del ministro Di Paola ai ripensamenti della Pinotti. La politica della riservatezza dell’esecutivo Letta ha lasciato tutto invariato

Il balletto di tre governi, cinque ministri degli Esteri e tre della Difesa più un commissario straordinario ( Staffan de Mistura ) arrivato e ripartito, hanno «sorvolato» la peggior crisi diplomatica affrontata negli ultimi anni dall’Italia. Lasciando sostanzialmente tutto come stava. Le uniche cose mutate, per i marò Girone e Latorre, sono le affermazioni, i tentativi, le manovre dei vari politici che hanno cercato di affrontare il problema partendo con il piede sbagliato. Tutto inizia con il governo Monti , la strategia italiana, inizialmente, nel febbraio 2012, era: pagare. Ad aprile i due marò erano dietro le sbarre, nel carcere di Trivandrum, capitale dello stato federale del Kerala. Nella speranza di risolvere rapidamente la complicatissima situazione l’esecutivo decise di «dare un aiuto» agli eredi dei due pescatori misteriosamente uccisi: venti milioni di rupie in totale, da suddividere tra le due famiglie, circa 300mila euro. Una «donazione», per il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola , un «risarcimento», secondo gli avvocati indiani. La cosa non solo non risolse il caso, ma lo complicò. Nel passaggio da Monti a Letta il confronto tra India e Italia era affidato all’ambasciatore Staffan de Mistura, prima come sottosegretario agli Esteri, poi come inviato speciale del Governo. De Mistura adottò la politica della riservatezza, ma cercando di mantenere un’attenzione internazionale sufficientemente alta sul caso. Un gioco di equilibrismo. Nell’ottobre dello scorso anno giunse dall’allora ministro degli Esteri, Emma Bonino , quello che è stato definito, ironicamente dalla stampa, un «capolavoro» della diplomazia, da altri un autogol: «Non è accertata la colpevolezza e non è accertata l’innocenza. I processi servono a questo». Il predecessore della Bonino, l’ambasciatore Giulio Terzi , dimessosi contro gli errori del governo Monti, mette in chiaro: «Certo che ci vuole un processo, ma è legittimo solo se lo Stato ha giurisdizione. E l’India non ce l’ha». Comunque mentre gli indiani si incartavano in continue e inconcludenti dispute tra ministeri e uffici giudiziari, il governo Letta decise di puntare sull’internazionalizzazione del caso, coinvolgendo Onu, Nato e avviando un procedimento al Tribunale Internazionale del Mare. Il governo Renzi confermò questa linea, ma, come rivelato con molta sincerità dal sottosegretario agli Esteri Della Vedova a luglio, l’iter formale non è stato mai avviato. «Ci aspettiamo di risolvere la situazione. Vorremmo che questa sia la sorpresa», ha spiegato pochi giorni fa il ministro della Difesa Roberta Pinotti. L’internazionalizzazione è pronta, ma non parte, continuiamo a sperare.

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