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Dipendenti pubblici e partite Iva. Renzi nel mirino dei nuovi poveri

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Dipendenti pubblici ma anche partite Iva sono i due problemi sul tavolo di Renzi. Dalla manifestazione di ieri il segretario generale della Cgil Susanna Camusso ha rilanciato la minaccia dello sciopero se il governo non ascolterà le richieste sindacali: ovvero sbloccare i rinnovare i contratti del pubblico impiego. In piazza ieri c’erano circa centomila persone (secondo le stime degli organizzatori) per rivendicare gli aumenti retributivi dopo anni di rinvii e promesse mancate. «Smettete di fare i dilettanti allo sbaraglio» ha arringato la Camusso che in maniera polemica contro Renzi indossava sul colletto della camicia blu una spilla a forma di gettone per richiamarsi al discorso fatto dal premier alla Leopolda in cui accusava alcune categorie di essere arretrate come se volessero usare un gettone telefonico per l'iPhone. Per il leader della Cisl Anna Maria Furlan «questa grande manifestazione dovrebbe servire a sturare le orecchie al governo». Sul tavolo di Renzi c’è anche la grana delle partite Iva. Per le partite Iva rischiano di essere insufficienti le misure della legge di Stabilità. La manovra istituisce per imprese e professionisti che esercitano l’attività in forma individuale un nuovo regime forfetario di determinazione del reddito da assoggettare a un’unica imposta in sostituzione di quelle dovute. Ma secondo lo studio della Cgia questa revisione della tassazione potrebbe non essere sufficiente a far fronte a una situzione di impoverimento del settore. La Cgia evidenzia che le famiglie con fonte principale da lavoro autonomo sono quelle più a rischio povertà. Nel 2013 il 24,9% ha vissuto con un reddito disponibile inferiore a 9.456 euro annui (soglia di povertà calcolata dall'Istat). Praticamente una su quattro si è trovata in seria difficoltà economica. Per le famiglie con reddito da pensioni, il 20,9 ha percepito entro la fine dell'anno un reddito al di sotto della soglia di povertà, mentre per quelle dei lavoratori dipendenti il tasso si è attestato al 14,4% (quasi la metà rispetto al dato riferito alle famiglie degli autonomi). La crisi ha colpito soprattutto le famiglie dei piccoli imprenditori, degli artigiani, dei commercianti, dei liberi professionisti e dei soci di cooperative. Dal 2008 al primo semestre di quest'anno gli autonomi che hanno chiuso l'attività sono stati 348.400: sempre in questo periodo la contrazione è stata del 6,3%. La platea dei lavoratori dipendenti, invece, si è ridotta di 662.600 unità, ma in termini percentuali è diminuita solo del 3,8%. «A differenza dei lavoratori dipendenti - fa notare il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - quando un autonomo chiude definitivamente bottega non dispone di alcuna misura di sostegno al reddito». Prosegue il segretario della Cgia: «È sempre più evidente a tutti che la precarietà nel mondo del lavoro si annida soprattutto tra il popolo delle partite Iva. La Cgia segnala al Governo Renzi che la legge di Stabilità prevede pochissime misure a sostegno di questi lavoratori. Il regime fiscale agevolato, «ad esempio, presenta ancora molti punti oscuri: il taglio dell'Irap non interesserà le attività che non hanno dipendenti, mentre sembra ormai sfumata l'ipotesi di estendere anche agli autonomi il bonus degli 80 euro». Le partite Iva hanno segnato la contrazione peggiore al Sud. Tra il 2008 e il primo semestre di quest'anno la riduzione nel Mezzogiorno è stata del 9,9% (- 160.000 unità). Segue il Nordovest con il -7,8% (-122.800 unità), mentre nel Nordest (-4,3%) e nel Centro (-1,3%) le contrazioni sono più contenute. Infine, il reddito delle famiglie con fonte principale da lavoro autonomo ha subito in questi ultimi anni una «sforbiciata» di oltre 2.800 euro (-6,9%), mentre quello dei dipendenti è rimasto pressoché lo stesso.

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