«Il patto del Nazareno non può essere fermato e rallentato perché qualcuno ha paura di fare le riforme». Matteo Renzi lo aveva mandato a dire già nel corso della cena di finanziamento del Pd l’altra sera a Milano. E per chi non avesse capito, ci ha pensato ieri la ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi, a essere ancora più esplicita: «Sono convinta che siamo ad un passo dall’accordo. Purtroppo, non possiamo aspettare i tempi di Forza Italia. Spero che si chiariscano al loro interno e superino i loro dissidi». Ma Forza Italia non ci stae attacca: «Se per qualche altra ragione il Pd ha deciso di interrompere il percorso condiviso delle riforme - mette in chiaro Giovanni Toti - lo dica apertamente e se ne assuma le responsabilità». Vero è che, sempre da FI, Paolo Romani, che in queste ore viene considerato il vero mediatore tra Berlusconi e Renzi, garantisce che «il Patto del Nazareno tiene, sicuramente. Come tutti gli accordi ha bisogno di approfondimenti e successivi assestamenti», e "blinda" Denis Verdini come «insostituibile, visti - sottolinea - i suoi rapporti personali con il presidente del Consiglio». Dentro convivono anime diverse. «Pacta sunt servanda. Eventuali altre modifiche a quanto già pattuito tra Forza Italia e Pd devono essere condivise», ricorda Deborah Bergamini. Mara Carfagna invece se la prende con la Boschi che, a suo dire, «attacca Forza Italia perché l’ambiguità del Pd sulla riforma della legge elettorale sarebbe indifendibile. Non scopriamo la luna nel far notare quante e quali posizioni diverse esistano nella maggioranza facente capo a Renzi. Il Pd ha l’instabilità nel suo Dna e non è un caso che sia stato Renzi a cambiare per 9 volte le carte in tavola». «Renzi - aggiunge l’ex ministro - fa il furbo, ma gli italiani sono abbastanza svegli da capire l’inaffidabilità di un premier che continua a fare promesse che non mantiene e a stipulare accordi che non intende rispettare. Renzi si decida: o le regole si decidono insieme, nell’interesse di tutti e non del Pd, oppure è assurdo aspettarsi che Forza Italia si pieghi all’unilateralismo del segretario Dem». Mariastella Gelmini invece se la prende con la fretta: «Diciamo che si può fare presto e bene, ma la raffica di ultimatum letti in queste ore mal si concilia con la volontà di fare davvero le riforme». La deputata Elena Centemero prova a glissare: «Forza Italia ha dato prova concreta di rispettare il Patto del Nazareno, il Pd faccia altrettanto ed eviti di uscire dai binari dell’affidabilità: i patti si cambiano in due. Tanto più quando sono stretti tra leader e forze politiche che rappresentano milioni di elettori e sono chiamati ad una grande responsabilità nell’interesse del Paese». Maurizio Gasparri, invece, prova a insultare: «Basta subire. Forza Italia ha il coltello dalla parte del manico. I nostri voti sono decisivi al Senato per la riforma della Costituzione. Presidenzialisti e riformisti veri avremmo voluto di più, ma abbiamo votato comunque il superamento del bicameralismo e altre caute innovazioni perchè lasciar tutto com’è sarebbe sbagliato. Ma senza di noi quelle parziali e timide riforme non si fanno. Quindi abbiamo voce in capitolo anche per la legge elettorale. Le due cose sono connesse. Renzi ha votato come noi l’Italicum alla Camera. Noi restiamo a quel testo. Il voltagabbana è lui». Poi però ragiona: «È vero che le leggi elettorali non vanno viste con il condizionamento del momento. Il pensiero della gente cambia. Lo ha scoperto perfino Obama... Ma per il centrodestra passare dal premio di coalizione a quello di lista vuol dire precludersi la possibilità di far pesare i voti della Lega, che fa alleanze ma non partiti unici. Perchè dovremmo fare questa scelta? Prodi vinse nel 1996 perché centrodestra e Lega erano separati - aggiunge -. Renzi ha un altro forno? Si accomodi. Con i grillini si brucerebbe facilmente. Sono contro le riforme e hanno condotte allucinanti, come si è visto più volte in Aula. Forza Italia non ceda e prenda anzi forti iniziative politiche senza regalare spazi a nessuno. Siamo troppo fermi». Raffaele Fitto, dissidente interno, guarda anche oltre: «Noi abbiamo un obbligo, quello di mettere in campo un'azione che dia contenuti, sostegno, credibilità a Forza Italia. Questo ci manca ed è quello su cui dobbiamo lavorare».
Forza Italia si divide su Matteo
Romani dice che il patto è ancora valido, Gasparri e altri si scatenano Le due anime si confrontano mentre Berlusconi tace. Almeno per adesso
