Una linea di finanziamento destinata a ben individuati e selezionati seguaci in Occidente, una sorta di mensile erogato in due tranche, una ogni 15 giorni, da 550 euro ciascuna. I terroristi dell’Isis sempre più pericolosi. Secondo quanto riferito da fonti dell’antiterrorismo, gli jihadisti dello Stato islamico hanno ampliato e rafforzato la strategia dell’attacco agli "infedeli" finanziando le cellule sparse in Occidente, e quindi anche in Italia, quasi sempre formate da reduci, stipendiati pur di mantenere un alto livello di fedeltà al Califfato. Resta elevato, dunque, il rischio terrorismo nel nostro Paese che arriva da più fronti. Non solo dai "lupi solitari", dunque, che nella lista dell’intelligence sono 211 in tutto il territorio nazionale, ma anche da cellule in sonno e dai combattenti tornati in patria che hanno il compito di continuare a portare avanti la jihad. A questi ultimi lo Stato islamico garantisce una cifra fissa mensile che, oltre a rappresentare una sorta di premio per l’impegno espresso sui teatri di guerra in Siria e Iraq, serve anche per continuare ad allargare la rete di consensi. I terroristi islamici, però, fanno molto di più. Nella strategia di estensione del Califfato oltre i loro confini territoriali, una parte fondamentale è dedicata agli obiettivi da colpire per seminare il terrore in Occidente. In Italia, al primo posto rimane il Vaticano, simbolo della religione cristiana e che a Roma ha il suo punto nevralgico. Nel quarto numero della rivista Dabiq , infatti, la copertina era dedicata intermente all’immagine di piazza San Pietro con la bandiera nera dello Stato islamico issata sull’obelisco. Un chiarissimo segnale, dunque, che fa il paio con altri lanciati in Rete attraverso i social network. La chiesa cristiana, però, rappresenta un bersaglio da poter colpire anche fuori dal territorio nazionale italiano. È critica, infatti, la situazione dell’arcivescovado di Aleppo, dove Boutros Marayati, arcivescovo della città siriana per gli armeni cattolici, in visita ad agosto a Papa Francesco, ha riferito di aver subito dei bombardamenti. Lo stesso Marayati, inoltre, è una figura rappresentativa che all’interno del territorio controllato dai miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi, è sempre più a rischio. Nel mirino dell’Isis, però, secondo quanto riferito dagli analisti, in Italia ci sarebbero anche alcune sedi di Ambasciate straniere, appartenenti a Paesi particolarmente esposti per la lotta contro il Califfato, e che potrebbero essere oggetto di attacco anche fuori dai loro confini nazionali: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Israele tra quelle più a rischio. Insomma, un panorama complicato da gestire, perché nella galassia della follia jihadista entrano a far parte anche persone insospettabili, che all’apparenza non hanno nessun legame con l’integralismo islamico, ma che invece operano nel sommerso per la ricostituzione dello Stato islamico. In Italia la parte più oscura del terrore, però, si nasconde tra alcuni immigrati di seconda generazione, che sfuggono ad ogni controllo. La forza e la novità rappresentata dall’Isis, infatti, è la capacità di essere entrata in relazione, e aver sfruttato a suo uso e consumo, internet e la comunicazione fatta di immagini. Tra social network, riviste patinate, video montati come fossero veri e propri film, gli jihadisti hanno catturato un mondo giovane con cui sono entrati in contatto attraverso gli strumenti propri di quella generazione. L’indottrinamento e il reclutamento, quindi, non passano più per le moschee, ma viaggiano in rete. A Roma sarebbero circa 20 i giovani, nati in Italia, e che sono diventati jihadisti attraverso un arruolamento spontaneo frequentando i forum degli estremisti. Un pericolo dilagante e fuori controllo, soprattutto perché i soggetti in questione non sono riconoscibili in pubblico come mujaheddin. Via le barbe lunghe e i pantaloni corti, dunque, simbolo di una chiara appartenenza. Basta anche con la frequentazione delle moschee, per la maggior parte sotto osservazione da parte delle forze dell’ordine. Meglio una vita all’apparenza normale e occidentale in tutto e per tutto, così da passare inosservati. Il nervo scoperto, però, per l’Italia resta l’immigrazione che arriva con i barconi quotidianamente sulle coste. Se nella maggior parte dei casi gli extracomunitari non hanno legami con il terrorismo, la possibilità che al loro interno si annidi un fondamentalista islamico è altissima. Il nostro Paese, inoltre, nella strategia degli jihadisti ha anche la funzione di trampolino di lancio verso l’Europa. I numerosi sbarchi, poi, si vanno ad intrecciare con un altro aspetto a rischio per l’Italia, quello del mondo antagonista che spesso usa gli immigrati come manovalanza all’interno di cortei e manifestazioni per fare numero. I disperati che arrivano sulle nostre coste, infatti, vengono usati anche per riempire palazzi occupati, all’intero dei quali il controllo dei presenti è quasi impossibile. Qui possono nascondersi anche ipotetici terroristi che, coperti dalla fittizia rete di solidarietà espressa dal mondo antagonista, sono liberi di muoversi sul territorio nazionale, anche senza documenti di riconoscimento. Una realtà complicata, quindi, dove le realtà antagoniste e la lotta che propongono verso lo Stato, rappresenta un altro aspetto fondamentale del terrore, che si in Italia si unisce a quello di matrice islamista.
Quella liason fra nuovi antagonisti e immigrati di seconda generazione
