Forte di un carisma indiscusso e di una energia rara ha iniziato a prendere dimestichezza con il Palazzo e nelle prossime settimane inizierà un’occupazione dei posti chiave con un occhio particolare alla Ragioneria generale dello Stato ed ai ministeri dell’Economia, delle Infrastrutture e dello Sviluppo Economico senza tralasciare ovviamente anche i più delicati settori delle forze armate e dell’intelligence. Ma a differenza di quanto ha fatto appena insediato non andrà più a cercare i volti attorno al cerchio magico di Firenze, i vari Boschi, Lotti e la «vigilessa» Manzione, a capo del dipartimento affari giuridici della Presidenza, ma dentro la stessa amministrazione le cui competenze in certi casi comincia ad apprezzare rinnegando un po’ quello che ha detto fino a ieri. Il premier si è reso conto che aver portato in una fantomatica cabina di regia a Palazzo Chigi l’ex rettore della Bocconi Guido Tabellini o il bravissimo economista Marco Fortis non è sufficiente per far girare la macchina dello Stato. Rimangono pur sempre corpi estranei che non riescono ad incidere sui farraginosi iter legislativi in cui la distanza tra un twett e un provvedimento in Gazzetta Ufficiale è siderale. Ha capito che nei posti chiave ci vuole una ventata d’aria fresca, per di più quarantenni, che già lavorano all’interno dei ministeri con cui dopo mille diffidenze comincia a confrontarsi nonostante un modo di fare brusco e sbrigativo esattamente l’opposto di come si presenta pubblicamente. Per il futuro Renzi non accetterà più i compromessi subiti in questi mesi durante la Legge di Stabilità da uomini di valore come Daniele Franco, ragioniere generale dello Stato o Roberto Garofoli, già segretario generale di Enrico Letta e attualmente capo di gabinetto dell’Economia dove siede un ministro di spessore come Carlo Padoan, travolto ormai dall’attivismo del suo premier. Le nuove leve dell’amministrazione cominciano a guardare al dinamismo del premier con attenzione anche perché hanno capito che lui è una macchina schiaccia sassi che non guarda in faccia nessuno, compresi i suoi amici di un tempo, ed è pronta a consegnarsi al vincitore. Riuscirà Renzi a vincere questa serie di scommesse portando ai vertici dello Stato una nuova generazione di burocrati capaci di rimettere in moto una macchina ormai disorientata e fuori controllo? Questa è davvero un’altra storia.
E adesso Matteo dà il via alla fase tre
Forte di un carisma indiscusso e di una energia rara ha iniziato a prendere dimestichezza con il Palazzo e nelle prossime settimane inizierà un’occupazione dei posti chiave con un occhio particolare...