De Magistr is potrebbe essere di nuovo sospeso da sindaco. E potrebbe accadere presto. Molto presto. La questione è complessa. Allora, succede che il primo cittadino di Napoli viene condannato in primo grado a un anno e tre mesi per abuso d’ufficio commesso quando era pm a Catanzaro, nel 2007, acquisendo tabulati telefonici di parlamentari. La legge Severino prevede che anche in caso di condanna di primo grado per quel tipo di reato il sindaco debba essere sospeso: il prefetto di Napoli, dunque, provvede a fermarlo. De Magistris ricorre al Tar e il tribunale solleva un dubbio di costituzionalità, manda tuto alla Corte Costituzionale per avere un parere. Nel frattempo, in attesa della Consulta, "sospende la sospensiva" del prefetto e di fatto rimette in sella il sindaco di Napoli. In realtà, potrebbe non essere necessario attendere la pronuncia della Corte, che comunque potrebbe arrivare tra circa un anno. De Magistris potrebbe uscire di nuovo dal Comune in breve tempo. Infatti se l’avvocatura di Stato, per conto del prefetto e del ministro dell’Interno, decidesse di impugnare la sospensiva la questione finirebbe al Consiglio di Stato. Che ha già deciso su una vicenda analoga rigettando la sospensiva. È accaduto pochi giorni fa, il 21 ottobre (sezione quinta, presidente Alessandro Pajno, estensore Francesco Caringella), quando Palazzo Spada si è trovato ad affrontare proprio un caso di sospensione cautelare in attesa di una decisione della Corte. In questo caso il Consiglio di Stato ha stabilito che la sospensione non ha nulla a che fare con il dubbio di costuzionalità. Anzi, non serve sospendere qualunque decisione in attesa della Corte. L’ordinanza 4809 infatti prescrive che «anche se il Tar in sede di esame dell’istanza cautelare, rimette alla Corte Costituzionale la questione di costituzionalità di una legge, l’appello cautelare è ammissibile perché la sospensione del giudizio riguarda il merito e non l’incidente cautelare». Si legge ancora nell’ordinanza che «la pendenza di un giudizio di costituzionalità, a seguito dell’adozione di un’ordinanza di rimessione nell’ambito dell’incidente cautelare di prime cure, non priva il Consiglio di Stato della potestas iudicandi relativa all’appello cautelare, in coerenza con i principi costituzionali di pienezza ed effettività della tutela giurisdizionale secondo un sistema imperniato sul doppio grado di giurisdizione di cui all’articolo 125 Costituzione». In pratica i giudici amministrativi rivendicano il loro diritto di poter decidere nel merito senza dover aspettare la Consulta. Per questo l’opzione cautelare, ovvero la sospensione, non avrebbe più senso. Pi ù avanti i giudici amministrativi sottolineano che «ferma restando la competenza della Corte Costituzionale al riguardo, non è condivisibile l’assunto secondo cui l’accoglimento dell’appello cautelare inciderebbe negativamente sulla rilevanza della questione di costituzionalità sollevata dal Giudice di prima istanza in quanto la rilevanza va verificata nello stato in cui si trova il giudizio al momento della rimessione». Se si troveranno di fronte il caso De Magistris, dunque, non potrebbero far altro che sospenderlo di nuovo.
Giggino rischia lo sfratto. Di nuovo
Sentenza del Consiglio di Stato: senza senso la sospensiva per costituzionalità Se il prefetto fa ricorso l’ex pm potrebbe tornare per strada LEGGI ANCHE «Lo strapotere del Tar è una favola»
