Politica

Sta per (ri)spegnersi la fiamma

A fine 2014 scade l’affidamento del simbolo di An ai «cugini» di Fratelli d’Italia. E dopo il voto deludente alle Europee la Fondazione potrebbe tenerlo per sè

In gergo calcistico potrebbe essere definita la «partita d’addio». Le prossime elezioni regionali in Calabria ed Emilia Romagna rischiano di essere le ultime in cui sulla scheda figurerà il simbolo di Alleanza Nazionale, riapparso all’interno di quello di Fratelli d’Italia alla vigilia delle Europee di maggio. Un ritorno, dopo cinque anni di «oblio», che non ha sortito gli effetti sperati. Se, infatti, fino ad allora i sondaggisti avevano stimato un valore aggiunto del logo con la fiamma tricolore pari al 6-7% dei consensi, alle urne il risultato è stato assai più modesto. Fdi-An ha sì quasi raddoppiato il suo seguito, passando dall’1,96% delle Politiche 2013 al 3,67 dello scorso maggio, ma la crescita è da attribuirsi soprattutto al carisma di Giorgia Meloni, la cui fiducia non a caso è stata stimata al 20% nell’ultimo sondaggio Datamedia per Il Tempo . E così sono in tanti, in questi giorni, a interrogarsi sull’opportunità di mantenere ancora il vecchio simbolo di Alleanza Nazionale all’interno di quello, cromaticamente molto simile, di Fratelli d’Italia. Tutto nasce dalla mozione che fu approvata al termine della contestatissima assemblea della Fondazione An a fine 2013. In quel caso, la stretta maggioranza dei presenti (poco meno di 300 voti favorevoli su un migliaio di aventi diritto) si espresse per il recupero dello storico sombolo. E così il Cda della Fondazione ratificò la concessione del logo al partito della Meloni. Con due condizioni: che Fratelli d’Italia si impegnasse a riunificare tutte le anime disperse della destra e che l’affidamento durasse solo un anno, il 2014. In assenza di una nuova deliberazione da gennaio 2015 Alleanza Nazionale - e la fiamma ereditata dal Movimento Sociale - tornerebbero in ghiacciaia. «Al momento non ci siamo ancora posti il problema - spiega Franco Mugnai, presidente della Fondazione An - ma di sicuro lo affronteremo a breve». Nel cda, specie dopo la scomparsa di Donato Lamorte, i rappresentanti di Fdi sono in maggioranza, ma anche la scelta di affidare ai soli consiglieri una decisione che un anno fa fu presa dagli iscritti farebbe discutere. Un finale tutto sommato triste se si pensa alle premesse. L’assemblea del 2013 era infatti arrivata al culmine di un vero e proprio movimento di opinione che chiedeva a gran voce di «scongelare» il simbolo dopo che Berlusconi, col ritorno a Forza Italia, aveva demolito la casa comune del Pdl. Francesco Storace, leader de La Destra, si era persino fatto promotore del «Movimento per Alleanza Nazionale» che riuniva tante storie diverse: da Roberto Menia di Fli a Luca Romagnoli di Fiamma Tricolore per arrivare ad Adriana Poli Bortone di Io Sud. E fu proprio quest’ultima l’unica che poi decise di convergere in Fdi-An. Gli altri, Storace in testa, preferirono restare fuori dal progetto anche per quello che fu considerato uno «sgarbo» al vecchio simbolo: l’averlo inserito solo in piccolo all’interno del partito più recente. Oggi, come detto, anche quella miniatura rischia di scomparire nella sostanziale indifferenza. «L’effetto elettorale del simbolo? Gli effetti dipendono da tante cose - spiega Ignazio La Russa - ma noi non ci siamo mai posti quel problema. La questione riguardava la nostra identità: volevamo far capire all’elettorato che Fratelli d’Italia guarda al futuro ma ha anche radici nel passato. Fosse per me, non rinuncerei al simbolo di An neanche nei prossimi anni». La convinzione comune è che all’elettorato l’«operazione An» non sia proprio arrivata. Colpa della pochissima esposizione avuta nei telegiornali. Non a caso, proprio nei giorni scorsi il partito della Meloni ha presentato un esposto all’Agcom. Stando ai dati dell’Osservatorio di Pavia, Fdi-An avrebbe avuto nei vari notiziari la metà del tempo che sarebbe spettato per legge. E persino la vecchia fiamma non è bastata per squarciare l’oscurantismo dei media.

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