Trattativa Stato-mafia. Forse meglio dire, «presunta» trattativa Stato-mafia, essendo sin qui non ancora dimostrato processualmente l’accordo che i pubblici ministeri di Palermo ritengono invece essere avvenuto tra le istituzioni e i boss di Cosa nostra. La giornata di ieri è stata per certi versi epocale e io, quale avvocato dall’ex ministro Mancino, ne sono stato testimone. I dorati saloni dell’antica residenza dei Papi, oggi Quirinale, hanno ospitato giudici, pubblici ministeri, difensori, tutti senza toga per non dare l’idea che stessimo in tribunale, insomma per rispetto sia alla sede sia allo speciale testimone. Tre ore di udienza, di cui due utilizzate dai pubblici ministeri Teresi e Di Matteo per l’esame del Presidente - testimone, un’ora per le domande degli avvocati e altri adempimenti processuali. Giorgio Napolitano si è dimostrato un testimone straordinario, per la puntualità di quasi tutte le risposte, per la sua calma e serenità, soprattutto per la sua formidabile memoria; ha ricordato fatti e cose risalenti a oltre venti anni fa. Il tema era naturalmente l’approfondimento circa l’esistenza o la non esistenza di una trattativa fra lo Stato e la mafia, ma evidentemente la risposta non è arrivata da questa udienza. Vale la pena di ricordare qualche frase del Presidente: a chi gli chiedeva se esistesse la trattativa, rispondeva più o meno «non posso prendere il posto dell’accusa», oppure «sono stato uno spettatore della vicenda». In altri termini, il Presidente, pur testimoniando con grande chiarezza e notevole ricordo delle evenienze di quel tempo, non ha risposto in termini risolutivi sull’esistenza o meno dei fatti oggetto del processo. Anzi, ha affermato che la nota frase contenuta nella lettera del dottor D’Ambrosio «ho il vivo timore di essere stato allora considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utile a fungere da scudo per indicibili accordi», consisteva solo in un’ipotesi del D’Ambrosio, priva di basi obiettive. L’udienza è stata interessante, soprattutto per il luogo e le modalità del suo svolgimento; occorre ricordare che si è trattato di un’evenienza storica, e unica, per quanto io ricordi. Sul piano sostanziale, però, non ha introdotto alcuna novità nel processo in corso e dunque credo che la testimonianza di un Presidente della Repubblica poteva anche essere evitata.
Tanto rumore per nulla
di Massimo Krogh