PALERMO Beni per oltre 450 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Direzione Investigativa Antimafia nella Sicilia occidentale. La misura di prevenzione proposta dal direttore della Dia è stata applicata dal Tribunale di Trapani nei confronti del noto imprenditore palermitano Calcedonio Di Giovanni, 75 anni, «legato in affari con le famiglie mafiose del mandamento di Mazara del Vallo (Trapani)», come scrive la Dia. «Gli stretti legami con i vertici di Cosa nostra e il collegamento con noti esponenti dediti al riciclaggio internazionale, hanno »permesso« all’imprenditore di realizzare il suo ingente patrimonio immobiliare, sequestrato», spiegano gli inquirenti. Il patrimonio sequestrato comprende 20 società operanti nel settore immobiliare e i relativi compendi aziendali, 547 unità immobiliari, 12 veicoli, 8 rapporti e depositi bancari, per un valore complessivamente stimato in oltre 450 milioni di euro. Secondo gli investigatori, Calcedonio Di Giovanni «pur non essendo un affiliato a Cosa nostra, è certamente un imprenditore che non disdegna di entrare in rapporti di affari con le imprese mafiose, di assicurare alle cosche l’ottenimento di lauti guadagni e di fungere da anello di collegamento con il mondo economico per l’investimento dei profitti e per l’intestazione dei beni». Insomma, secondo le accuse è «un imprenditore spregiudicato» la cui parabola imprenditoriale, esplosa negli anni settanta, si è «indissolubilmente intrecciata» con i destini delle famiglie mafiose del mandamento di Mazara del Vallo (Trapani). Negli anni, gli investigatori avrebbero ricostruito i rapporti di Di Giovanni con uno dei principali artefici del riciclaggio internazionale, Vito Roberto Palazzolo, da cui nei primissimi anni Settanta Di Giovanni ha rilevato un enorme complesso edilizio a destinazione nel trapanese, nel quale erano stati investiti «notevoli capitali provento del traffico di droga e contrabbando, gestiti da Cosa nostra trapanese e palermitana» spiegano gli investigatori, sottolineando come «più collaboratori di giustizia hanno dichiarato che era portatore degli interessi delle cosche mafiose siciliane».
Sequestrati 450 milioni a un «uomo d’affari» di Cosa nostra
