Ha fatto i complimenti al sindaco Ignazio Marino per aver trascritto i 16 matrimoni gay e si è augurata che presto il Parlamento faccia una legge per regolarizzare queste unioni. Lei, Laura Boldrini, presidente della Camera e terza carica dello Stato, in questo modo ieri ha sfidato apertamente sia il ministro dell’Interno Angelino Alfano – che ha detto pubblicamente che l’atto fatto in Campidoglio è nullo – sia il prefetto di Roma che ha spiegato che oggi avrebbe fatto cancellare quelle registrazioni perché contrarie alla legge. Insomma per Laura Boldrini si tratta di uno «scivolone» istituzionale che ha suscitato polemiche. Molto più prudenti sono stati gli esponenti del partito Democratico che in massa hanno scelto di non commentare la scelta del sindaco. Pochissimi hanno rilasciato dichiarazioni e tra questi nessuno dei «big» del Nazareno: muta la sinistra Pd e muti gli uomini più vicini a Matteo Renzi. Insomma il sindaco è stato lasciato solo. Diversa la scelta di Laura Boldrini la quale ha invece difeso, in una intervista a «la Stampa», il sindaco di Roma. «Marino ha preso atto di un cambiamento profondo della società – ha spiegato – I sindaci sono i più esposti, con la società, e lui non fa altro che registrare che questo cambiamento c'è già nei fatti. Io spero che il Parlamento reagisca su questo punto, e in tempo utile. Registro un certo ritardo». E la difesa delle coppie gay l’ha spinta addirittura – lei eletta nelle liste di Sel – a fare i complimenti a Berlusconi per la sua apertura su questi temi: «Ha fatto bene a prendere atto della necessità di dare un segnale chiaro su questa materia. Vediamo cosa faranno gli altri adesso». Per il momento le «altre» donne della Camera non le hanno risparmiato le critiche. «Il mondo alla rovescia: chi dovrebbe garantire il ruolo e la centralità del Parlamento sostiene invece i sindaci che usurpano le competenze delle Camere e calpestano la Costituzione – ha attaccato Eugenia Roccella, parlamentare del Nuovo Centrodestra e vicepresidente della commissione Affari sociali della Camera – Dopo Scalfarotto che, nonostante sia Sottosegretario proprio ai rapporti con il Parlamento, sostiene le finte trascrizioni dei sindaci, arriva anche la Boldrini, da cui ci saremmo aspettati una maggiore correttezza istituzionale. È incredibile che la Presidente della Camera non si renda conto che anche se è d'accordo nel merito sul matrimonio gay non può, per il delicato ruolo che ricopre, essere d'accordo con il metodo adottato dai sindaci». Contraria alla presa di posizione di Laura Boldrini anche Dorina Bianchi, deputata Ncd. «Come ha detto qualche giorno fa Zagrebelsky questo "ribellismo" è anche "causa di un disfacimento delle istituzioni fondamentali della Repubblica". Per questo lascia ancora più perplessi che oggi sia stata la Terza carica dello Stato a sostenere, in merito, la causa dei sindaci. Ci auguriamo, quindi, che la presidente Boldrini, al di là delle proprie convinzioni, ravveda la propria posizione e, semmai, nell'ambito del proprio ruolo, solleciti le forze politiche a portare il dibattito all'interno dei confini parlamentari. Non possiamo continuare a confondere, strumentalmente o meno, il piano istituzionale-legislativo con quello politico. Va a discapito di tutti».
Boldrini sui gay, l’ultrà che presiede la Camera
Si schiera con Marino e dimentica che il suo ruolo le impone un comportamento super partes
