Silvio Berlusconi è un liberale, da sempre. E, ovviamente, può pensarla come vuole sul tema delle unioni gay e incontrare chi desidera. Ma la linea del partito andrà discussa con attenzione nel comitato di presidenza e non potrà prescindere dai messaggi contrastanti che ci arrivano da elettori, dirigenti e semplici cittadini, che condividono da sempre i valori del nostro partito. Voglio essere chiara: non sono contro il riconoscimento delle unioni gay, anzi. Il mio motto è «Tutti insieme, tutti uguali». Anzi potrei essere d’accordo anche con i matrimoni tra persone dello stesso sesso perché ho sempre ritenuto che l’amore venga prima di tutto. Non sopporto, però, l’ostentazione, il folklore e le volgarità, come quelle che Vladimir Luxuria mi ha rivolto. Sostengo, semplicemente, che a continuare a dirsi «diversi» inevitabilmente ci si autodiscrimina. Io guardo alla persona mai alla tendenza sessuale. Mi chiedo ad esempio perché esista ancora un gay pride nel 2014 visto che non esiste un etero-pride e io non seleziono le persone in gay o etero. Come me, tra l’altro, la pensano tanti miei amici omosessuali che frequento quotidianamente. Il fatto che Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, consideri una che si chiama Biancofiore una bacchettona lo trovo decisamente un complimento. So anche che molti gay non si sentono rappresentati dal modello esibizionistico che vuole rappresentare. Sono, invece, decisamente contro le adozioni da parte di coppie dello stesso sesso. Sono cresciuta senza papà e conosco che significa non avere come punto di riferimento una madre e un padre, due ruoli diversi e fondamentali entrambi. Lo ripeto: tutti insieme, tutti uguali, no a qualsiasi discriminazione, sia sesso, razza, religione o opinione. Appunto.
Ora deve decidere il partito
di Michaela Biancofiore, parlamentare di Forza Italia