Non si fa, si fa, forse. A poche ore dalla presentazione della legge di Stabilità in Consiglio dei ministri, le idee non sono ancora chiare soprattutto sull’ipotesi di rendere possibile l’anticipazione del Tfr in busta paga. Al ministero dell’Economia i tecnici hanno continuato a fare le simulazioni fino a tarda serata per valutare l’impatto sulle imprese anche nell’eventualità di un «soccorso» delle banche e sulla previdenza integrativa. Inoltre secondo il Tesoro va valutata una copertura per la quota di Tfr che spetta all'Inps, altrimenti si aprirebbe un buco nel bilancio dell'Istituto. Intanto il ministro Padoan si è dato da fare all’Ecofin per assicurare che il vincolo del 3% del rapporto tra deficit e pil sarà rispettato anche se «la crescita per il 2015 era attesa più alta». Padoan quindi ha spiegato che «l'aggiustamento del deficit per quest'anno è limitata allo 0,1% e che il pareggio di bilancio slitta al 2017». Sono messaggi che il ministro ha voluto mandare a Bruxelles che oggi riceverà la Legge di Stabilità dopo il varo di Palazzo Chigi, e dove si rincorrono le voci di una bocciatura della manovra. Ma Padoan se da un lato deve rassicurare la Commissione europea, dall’altro deve fare i conti con Renzi che invece pretende di spostare in alto l’asta del deficit dal 2,2% previsto al 2,9% in modo da liberare 11,5 miliardi. La manovra da 30 miliardi dovrebbe destinare almeno 18 miliardi alla riduzione delle imposte. È questo ciò che vuole il premier. Le risorse saranno utilizzate per il taglio dell’Irpef sui redditi bassi: il famoso bonus di 80 euro che costa 10 miliardi e sarà confermato per il 2015. A questa misura Renzi vorrebbe affiancarne un’altra, a costo zero e di forte impatto mediatico. Ovvero l’anticipo delle liquidazioni nelle buste paga a invarianza fiscale. Questi due interventi dovrebbero essere gli assi della Legge di Stabilità. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Delrio per aver osato mettere in dubbio l’inserimento del Tfr nella Legge di Stabilità ha ricevuto una telefonata al vetriolo da Renzi che lo ha costretto a fare marcia. «Il governo ci sta concretamente lavorando» è stata l’ultima versione di Delrio. Altra misura ad alta popolarità ma tutta da valutare quanto a peso fiscale, è l’accorpamento delle tasse sulla casa in un’unica imposta con il recupero delle detrazioni della vecchia Imu (200 euro sulla prima casa e 50 euro a figlio). Le risorse in più serviranno anche a finanziare il taglio dell’Irap per 6,5 miliardi. Per incentivare l’occupazione ci sarà l’azzeramento dei contributi per nuovi assunti a carico delle aziende per un triennio. Poi il varo del nuovo sussidio di disoccupazione universale. Costo 1,5 miliardi. Ai Comuni, a secco di risorse, sarà consentito di allentare il patto di stabilità interno ma solo per ciò che riguarda gli investimenti. Non dovrebbe essere toccato il budget della sanità. Sul fronte dei tagli, i ministeri saranno chiamati a stringere la cinghia per 5 miliardi. La parte fiscale comprende, (nella bozza in circolazione), la lotta all’evasione da cui dovrebbro arrivare circa 3 miliardi e il cosidetto reverse charge nei pagamenti Iva. Altre risorse dovrebbero arrivare dal piano mai archiviato di ridurre le detrazioni fiscali per fasce di reddito, incluse quelle delle spese mediche e sanitarie. Infine un aumento delle imposte sulle slot machine.
Matteo scarica i suoi fedelissimi
Vuole una manovra più «smart» rispetto a Padoan e poi mette in riga Delrio che l’ha smentito sul Tfr
