Politica

Alfano come Fini. Pure lui con Casini

Angelino reagisce alla fuga di parlamentari annunciando gruppi unici con Udc e Ppi

Presto i gruppi unici in parlamento con l’Udc di Casini e i Popolari per l’Italia di Mauro. È questa la risposta di Angelino Alfano allo spauracchio di uno smottamento di parlamentari dal Nuovo Centrodestra a Forza Italia dopo l’addio del senatore Antonio D’Alì. Nell’incontro con i parlamentari, il ministro dell’Interno si è mostrato sicuro di sè e ha attaccato duramente Berlusconi. «Quelli di Forza Italia si sono impegnati per quattro mesi e mezzo nell’operazione "Lassie" per produrre l’addio di un solo senatore. Eravamo abituati a ben altre performance dal presidente Berlusconi» è la sua frecciata velenosa. Non l’unica, nei confronti dei «cugini»: «Ci eravamo illusi che quello di Berlusconi fosse stato solo un errore, ma la ricostruzione del centrodestra è un obiettivo di lungo periodo. Chi si è illuso che in un anno si ricuciva, sbagliava». «FI è ormai una ridotta che punta al 9, 10% - ha concluso - Berlusconi ha deciso di non vincere più, ormai ha altre priorità». L’annuncio dell’imminente creazione di gruppi unici con Udc e Ppi («tempo di giorni») è stato accolto da un applauso da parte dell’assemblea dei parlamentari. Anche se ai più accorti non sarà sfuggito il tragico parallelismo con la vicenda politica di Gianfranco Fini: prima l’addio al Cavaliere, condito dal plauso dell’opinione pubblica di sinistra, e poi l’abbraccio mortale con Pier Ferdinando Casini, terminato col bagno di sangue alle elezioni. Nei sogni di Angelino - convinto che l’unificazione dei gruppi farà da viatico alla nascita di un nuovo partito - questo non accadrà: «Noi siamo una forza politica popolare, liberale, riformatrice, convinta che se si fanno alleanze sulle ali estreme non si vince. L’alleanza futura, popolare e moderata, punterà a unire tutte le forze che sostengono il governo e che si ritrovano nel Ppe». Il resto è un attacco su tutta la linea a Forza Italia, a partire dalla svolta «gay» ulteriormente certificata dall’arrivo ad Arcore di Vladimir Luxuria: «Basterebbe guardare i sondaggi e la confusione interna su temi come le nozze gay per rendersi conto che il partito di Berlusconi è ormai allo sbando» sottolinea la sentrice Federica Chiavaroli. Ma lo spettro degli azzurri, che gli alfaniani lo vogliano o meno, continua ad aleggiare anche sulla «costituente moderata». Uno dei principali azionisti, Mario Mauro, reputa sbagliato escludere a priori Forza Italia: «Quando stavo in FI ero per mantenere aperto il dialogo con i centristi, ora credo che debba valere la necessità di affrontare la questione della costruzione del soggetto popolare anche con FI, ce lo chiede il Ppe». Lo stesso Mauro sembra scettico sulla tempistica delineata da Alfano: «Credo che l’unificazione dei gruppi sia l’ultimo problema. Il problema è cosa si vuole fare se si vuole mettere in campo un soggetto nuovo. E se si fa il soggetto nuovo, gruppi e partito vanno di pari passo». Anche in Ncd sono in tanti a spingere affinché non si taglino del tutto i ponti con il Cavaliere: «Faccio appello a quanti di Forza Italia ancora condividono i valori del popolarismo europeo di sotterrare l’ascia di guerra ed aprirsi a progetti più alti e concreti, come quello che sta portando avanti Ncd» auspica il senatore Giuseppe Esposito, uno di quelli che vengono periodicamente pronosticati pronti a tornare tra gli azzurri: «Io sono un uomo di centrodestra - spiega - ma resta ferma la convinzione che sia necessario fare quelle riforme che abbiamo fallito per vent’anni. E poi tutti sanno che non ho alcuna intenzione di ricandidarmi. Quindi non ho mire personali». Se la fusione dei gruppi centristi dovesse andare in porto, si aprirà il tema dei capigruppo. Una partita tutt’altro che «pacifica». Alfano ha garantito che saranno scelti attraverso una votazione democratica. Ma alcuni fragili equilibri potrebbero spezzarsi. Al Senato sono note le ambizioni di Schifani, ma una sua nomina non sarebbe ben vista da esponenti come Caridi, dato anch’esso vicinissimo al ritorno in azzurro. La situazione è ancora più ingarbugliata alla Camera. Se Nunzia De Girolamo fosse sostituita, un’ampia fetta del partito che non ha mai tagliato i ponti con Forza Italia - da Lupi a Saltamartini per arrivare a Gioacchino Alfano - insorgerebbe. Proprio il ministro dei Trasporti è tra i maggiormente scontenti delle ultime scelte, e c’è chi ha notato la completa assenza di «ciellini» dalla convention di Conversano. Tra tanti addii, un’acquisizione. Quella del senatore Pietro Langella, arrivato dal gruppo Gal. Per il governo Renzi non cambia granché, dato che Langella aveva già votato a favore della fiducia sulla legge delega per la riforma del lavoro.

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