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I precari della scuola fanno causa a Renzi

Caos Oltre centomila esclusi dalle graduatorie Partono i ricorsi al Tribunale del lavoro

I precari della scuola fanno causa a Renzi

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«Assumere i precari della scuola significa azzerare un'anomalia rendendola il motore di un progetto che vogliamo costruire». A ribadirlo solennemente, la scorsa settimana davanti alla platea di Confindustria, è stato ancora una volta il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini.

Inserire 149 mila docenti in ruolo entro il 2015 (il piano è scattato lo scorso 15 settembre) significa «tirare una riga diritta» rispetto al passato, ha rivendicato Giannini, «per dare tutti gli insegnanti di cui la scuola italiana ha bisogno».

Eppure, nonostante il precariato nella scuola sia stato offerto all'opinione pubblica come un problema risolto definitivamente, fuori da quella riga sono rimasti centinaia di altri supplenti che stanno dando vita a una dura battaglia a suon di ricorsi al Tar e la tribunale del Lavoro. Rivendicano il diritto a non rimanere per sempre esclusi dalla «Buona Scuola» narrata da Renzi e la loro lotta nelle aule di giustizia ha già aperto brecce importanti nella G.A.E. (graduatorie ad esaurimento) all'interno delle quali il governo ha circoscritto la platea di docenti destinati ad essere assunti. Una pressione che non intende arrestarsi.

In prima fila ci sono i cosiddetti «congelati Ssis». Si tratta di aspiranti docenti che vinsero a suo tempo le selezioni per la frequenza della Ssis, il corso biennale di specializzazione per l'acquisizione dell'abilitazione all'insegnamento, sospendendone però la frequenza per concomitanti e incompatibili impegni universitari o, in alcuni casi, per sopraggiunta gravidanza. Il successivo blocco dei corsi Ssis ha però creato un vuoto nel percorso di queste persone, impedendo loro per alcuni anni di conseguire l'abilitazione all'insegnamento. Quando, a partire dal 2009, gli aspiranti insegnanti hanno potuto infine abilitarsi, l'accesso alle graduatorie ad esaurimento per molti di loro è rimasto precluso. Accanto a loro ci sono poi i cosiddetti «depennati Ssis», cioè coloro che sono stati cancellati dalle graduatorie per non aver prodotto la domanda annuale di aggiornamento, spesso per carenza di adeguata informazione da parte dei competenti uffici scolastici.

Già questa estate il Tar del Lazio con una sentenza di merito ha ammesso l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento di una «congelata Ssis» che non aveva provveduto ad iscriversi con riserva nel 2009, annullando una parte importante del decreto 572/2013 del Miur che escludeva invece questa categoria dalle graduatorie. Lo scorso 10 settembre poi, ancora il Tar ha dichiarato illegittimo anche il decreto Miur di aggiornamento delle graduatorie «blindate» del primo aprile 2014. Infine il 26 settembre è toccato al tribunale del Lavoro di Messina ordinare all'ufficio scolastico provinciale l'immediata riammissione nelle G.A.E. di una docente «congelata SSIS» accogliendo il ricorso degli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, i due amministrativisti balzati alle cronache perché tra luglio e ottobre hanno ottenuto l'ammissione a medicina e chirurgia di 5.000 studenti esclusi dopo i test di ingresso.

Gli avvocati, dopo i ricorsi vinti dai congelati e depennati Ssis che hanno scelto di rivolgersi alla giustizia, ora puntano al colpo grosso. «Dopo questa apertura proseguiremo nella nostra battaglia per l’ingresso nelle Gae dei congelati e depennati che non hanno presentato ricorso, ma anche per i diplomati magistrali e tutte le categorie da noi rappresentate», spiega Bonetti. Che ricorda: «Il Consiglio di Stato, nel confermare la sentenza che ha cancellato il decreto 572/2013 del Miur, ha usato parole durissime per stigmatizzare la scelta del ministero scrivendo testualmente che «l’esito voluto dall’amministrazione è contraddittorio, e non privo di elementi di prevaricazione per le legittime aspettative giuridiche degli interessati, perché l'avere blindato le graduatorie, nella prospettiva del loro esaurimento, non può giustificare, apparendo anzi sommamente ingiusto, la cancellazione definitiva dalle medesime».

La chiamata alle armi delle associazioni che tutelano i precari della scuola (abilitati e non) che non rientrano nelle graduatorie ad esaurimento è cominciata. Si annuncia una grandinata di ricorsi d'urgenza al tribunale del Lavoro e un possibile maxi ricorso al Tar su cui Bonetti e Delia stanno lavorando. Un recente censimento dei soli docenti formati e abilitati a vario titolo anche sul campo ma rimasti esclusi dalle G.A.E., a causa degli infiniti cambiamenti normativi introdotti dai governi dal 2006 ad oggi, parla di 100.000 persone. Vanno aggiunte anche le migliaia di supplenti che, senza abilitazione, da decenni lavorano nella scuola e a 50 anni sono destinati a rimanerne definitivamente esclusi.

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