Stefano Petrocchi sindaco di Casperia, comune reatino di 1.200 abitanti, eletto nel 2009 a soli 31 anni e riconfermato nel 2014, di provenienza An, spiega le difficoltà di un amministratore locale. Cosa significa amministrare un piccolo comune? «Si affronta la quotidianità senza più fondi, ci hanno trasformati in esattori. Le problematiche sono sempre legate a come fronteggiare le emergenze e fornire i servizi. Ci chiedono di consorziarli tra Comuni ma sempre in assenza di fondi reali per poterlo fare. Spesso ci dobbiamo sostituire a delle figure professionali che invece servirebbero all’interno dei Comuni». Cosa dovrebbe fare il governo per aiutarvi? «Pensavo che Renzi, da ex sindaco, potesse comprendere le difficoltà, invece non è stato così. Il governo dovrebbe dare le risorse necessarie perché il primo approccio che il cittadino ha con lo Stato è il Comune». Molti amministratori locali di centrodestra si lamentano per la scarsa considerazione da parte dei partiti. È d’accordo? «D’accordissimo, i partiti hanno perso la capacità di aggregare e stare vicino agli amministratori locali. Poi però sotto elezioni si chiede sempre al sindaco di turno di appoggiare qualcuno». Stando a contatto con i cittadini qual è il problema che emerge maggiormente? «La disoccupazione. La gente non arriva a fine mese, non riesce a pagare le bollette e a fare la spesa. Poi c’è un senso di insicurezza in aumento per l’assenza di polizia e una percezione di instabilità perenne. Purtroppo è difficile fare una programmazione, ad esempio sulla raccolta differenziata la Regione Lazio e la Provincia di Rieti non sono ancora in grado di fronteggiare questa rivoluzione». Le primarie sono lo strumento migliore per selezionare la classe dirigente? «Possono essere uno strumento, ma credo che prima di tutto i partiti debbano tornare a essere un luogo di confronto e incontro. Si dovrebbero rifare i congressi, come si faceva un tempo. Non sono le primarie il nodo principale ma il ritorno all’appartenenza» L’errore principale della classe politica italiana negli ultimi 20 anni? «Il personalismo, un arrivismo sfrentato, la mancanza di contatto con la gente e l’aver tolto al popolo il potere di scegliere i candidati, mettendo invece queste liste». È per questo che cresce il distacco tra cittadini e politici? «Sì. Io devo fidarmi di chi voto e chi ho votato deve portarmi i risultati. Come a scuola, se si è fatto bene vieni rieletto altrimenti vieni bocciato. Invece oggi se fai male da una parte vieni rieletto in un’altra circoscrizione, in questo modo si vedono sempre gli stessi volti in Parlamento e non c’è spazio per la nuova classe dirigente». Si può riaggregare il centrodestra? «Sì, se si togliessero i personalismi e si desse ai giovani amministratori la possibilità di emergere. Purtroppo non vengono ascoltati quelli che si staccano dal partito. Se invece fossero stati ascoltati a tempo debito forse oggi non avremmo quattro partiti di centrodestra e saremmo ancora il Pdl».
Petrocchi: «Manca l’appartenenza Rifacciamo i congressi»
