Il pienone per la verità non si è visto. Sono lontani i tempi dei V-day che riempivano le piazze e gli animi pentastellati e non. Circo Massimo sotto tono dal primo pomeriggio e a fare il miracolo non riesce nemmeno l’assaggio del mini concerto di Bennato prima delle 18 (oggi si replica), che fa ballare in pochi sotto il palco a suon di Capitan Uncino & Co. Dal Belvedere i quasi duecento stand disposti a forma di Stivale staccano all’occhio, ma non si intravede alcuna calca, nemmeno tutt’intorno. Tante sedie vuote e spazi vuoti; militanti e simpatizzanti del MoVimento goliardici e pure mascherati in volto, donne e uomini in stile casual, si aggirano tra gettonati boccali di birra e le novità, come l’area dedicata alle tecnologie care allo pseudo-partito. C’è chi fa conoscenza per la prima volta di persona, chi si intrattiene al telefono con indosso la t-shirt del Sanremo BG Meetup. Grillo, quando arriva in tenuta blu sportiva griffata, non è accolto dal bagno di folla, ma fa subito show facendo finta di fuggire dai cameramen, girando avanti e indietro nello spazio tra le transenne e il palco. Un’entrata in stile Ben Hur molto contemporaneo, su un golf cart elettrico, accompagnato da Casaleggio in coppola. Rassicura gli attivisti sul lieve malore che l’ha colpito in albergo: «Sto benissimo, carico come un carillon». E sgombra il campo dalle polemiche, ironizzando con la stampa: «Pizzarotti? Poverino... Non ho nessun problema con lui, i problemi li create voi», incalzando: «Noi non abbiamo un problema di leadership. Nel MoVimento vige la regola dell’uno vale uno». L’aveva ricordato poco prima anche Casaleggio, assicurando: «Da noi le fila sono già serrate». A seguire, gli attacchi del leader Cinque Stelle a «Renzi senza base». L’arena si riempie di più, ma i numeri delle grandi occasioni, almeno stando al primo giorno, sono rimasti nel firmamento. Per «Italia a 5 Stelle» l’ansia da prestazione c’era tutta ed era giustificata: il debutto della kermesse romana grillina l’ha confermato. In compenso, tanta stampa presente all’evento «pensato il più possibile open anche ai giornalisti». Ma prima del comizio del comico trasformatosi in politico monta su la polemica tra un gruppo di militanti infuocati e una collega di RaiNews 24 per una domanda a loro dire «posta male». E giù con le invettive contro la categoria, mai sopite nonostante tutto: «Vi vedete solo in queste occasioni e poi ci date solo 3 minuti, bisogna avere la patente per fare le interviste e saperle fare. Non siete gente normale. Dovete vergognarvi a stare qua». Sul Circo Massimo non come ai tempi dei romani come si era pubblicizzato, i grillini tentano di giustificarsi: «Il clou dell’evento è domani (oggi, ndr)», dicono. Per il resto, caffè equo solidale al prezzo-offerta di un euro, sottofondo rock, immigrati che vendono Il Fatto , punti ristoro con cibo biologico, compresi i panini e il cous cous vegani, ancora chiusi alle 18 mentre c’è chi passa coi cartelli da montare, ogni regione col proprio gazebo, alcuni ancora vuoti di materiali a manifestazione iniziata. Un raduno disorganizzato con in mezzo la questua delle zingare che fa scarsi affari. Il senatore Morra si affaccia tra gli applausi. Il clima è da scampagnata: tavoli da pic-nic allestiti sopra gli ingressi open air, magliette a 10 euro e gadget inneggianti alla rivoluzione stellata, con su impresse le frasi di Gandhi, cartelli contro Renzi, selfie con le mega bandiere M5S. Le scritte sopra gli stand ricordano che «il MoVimento ha rinunciato a 42 milioni di finanziamenti pubblici e la manifestazione è interamente finanziata attraverso private donazioni»; i volontari si prodigano a far girare la giostra. Certo è che per emulare il mito di Ben Hur, fino a domani dovranno sudare sette camicie.
Il grande flop tra assenti e gazebo
