«Allo stato attuale non c’è nessuna ipotesi all’orizzonte di un partito unico con la Lega». Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, è netto nello smentire le voci circolate su una presunta fusione tra i partiti di Giorgia Meloni e Matteo Salvini. «Di certo - aggiunge Rampelli - noi intendiamo lavorare per rifondare il centrodestra. Il ché significa dichiararsi alternativi alla sinistra e scegliere le primarie come metodo per individuare le leadership. Chi accetterebbe questo potrebbe far parte di un cartello elettorale, non certo di un partito unico». Che la Lega e Fratelli d’Italia viaggino da alcuni mesi su un binario parallelo è cosa certa. Che questo percorso sia destinato a incrociarsi appare al momento più difficile. E non basta a «fondersi» la scelta di manifestare lo stesso giorno, il prossimo 18 ottobre, contro Mare Nostrum. «Se avessimo voluto unirci - spiegano nei corridoi di Montecitorio - avremmo fatto una manifestazione in comune. Invece saremo in concorrenza, chi a Milano e chi a Reggio Calabria». A ostacolare un simile percorso anche la scelta di Salvini di lanciare un partito-gemello al Sud, la «Lega dei Popoli» che potrebbe entrare in competizione proprio con Meloni, La Russa e gli altri. Un progetto, quello leghista, i cui particolari saranno presto resi noti. «La presentazione è prevista entro ottobre - spiegano i fedelissimi del leader del Carroccio - anche se lui finora ha mantenuto il massimo riserbo. Non ha fatto vedere il simbolo a nessuno». Questo non vuol dire che un percorso comune non possa essere tracciato per il futuro. Magari quando sarà più chiaro con che tipo di legge elettorale si andrà a votare alle prossime politiche e che soglie di sbarramento dovranno affrontare i partiti. «Più che parlare di partito unico - spiega Francesco Storace, leader de La Destra - bisognerebbe ragionare di un polo populista che richiami in Italia quello che la Le Pen ha fatto in Francia. Quel progetto sarebbe interessante. Ma i partiti non nascono sui giornali, piuttosto dal dibattito appassionato tra chi vuole fare politica». Un test interessante per una simile aggregazione avrebbe potuto esserlo la prossima tornata di elezioni amministrative. Ma la scelta di Forza Italia di «mollare» il Nuovo Centrodestra per rivolgersi primariamente ai partiti che fanno dura opposizione a Renzi - la Lega e Fdi, appunto - darà vita a una «reunion» più ampia rispetto all’ipotetica «cosa nero-verde». Resterebbero le differenze «semantiche» tra le due formazioni. Come coniugare un partito che si chiama Lega Nord con un altro che si chiama Fratelli d’Italia? Ma si tratterebbe al momento della difficoltà minore. In fondo Salvini, seppur in maniera non ufficiale, ha già derubricato la secessione della Padania rispetto alla lotta contro lo strapotere di Bruxelles. Una scelta che l’ha portato nelle grazie persino di Casa Pound, se è vero che Borghezio, candidato nel Centro Italia alle Europee, è riuscito nell’impresa di essere eletto proprio grazie ai voti di destra. Affinità, certo, ma non tali da portare alla rinuncia della propria identità. Alleati sì. Uniti no. Almeno per il momento.
Fratelli d’Italia frena: «No al partito con la Lega»
Rampelli: «Condividiamo tante battaglie, ma si può ragionare solo su un cartello elettorale»
