Politica

«Ripartiamo dal territorio Ma prima torniamo uniti»

Andrea Barcariol Ricambio, ristrutturazione e valorizzazione della classe dirigente locale. Queste le parole d’ordine di Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno dal 2009, riconfermato nel 2014 tra...

Ricambio, ristrutturazione e valorizzazione della classe dirigente locale. Queste le parole d’ordine di Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno dal 2009, riconfermato nel 2014 tra i primi a raccogliere l’invito de Il Tempo sul centrodestra del futuro. Da dove si deve ripartire? «Innanzitutto si deve ritrovare l’unità. Sono convinto che, a oggi, Berlusconi sia ancora il magnete più efficace. Sicuramente va valorizzata meglio quella classe dirigente giovane, invisibile, che ogni giorno lavora sul territorio. La struttura del partito non può essere ingessata senza consentire qualche regola di ricambio. Parto da un dato: nel 2014 Renzi ha preso 8 milioni di voti, nel 2008 Veltroni ne prese 12. La differenza sta in quei 9 milioni di elettori che votavano per il Pdl e che si sono messi in panchina. Renzi vince per assenza di un avversario». Quindi, secondo lei è possibile ricostruire il centrodestra anche senza un passo indietro di Berlusconi? «Per quanto indebolito, da tutto quello che sappiamo, è sempre un elemento di collante». Salvini potrebbe essere la figura giusta per raccoglierne l’eredità? «Non ha la stessa capacità di Berlusconi. Salvini sicuramente con le sue proposte nette è costantemente in ascesa, ma un leader di tutto il centrodestra deve avere la capacità di riaggregare. Lui invece, ad esempio, dice mai con Ncd. Salvini ha delle ottime performance ed è molto capace, ma un conto è produrre consenso per un partito, un conto è produrre consenso per una coalizione». Non crede che servirebbe un rottamatore anche nel centrodestra? «Più che rottamare è necessario consentire un meccanismo per mobilitare la classe dirigente. La rottamazione di Renzi è stata fatta per via congressuale. Visto che noi non abbiamo quel tipo di partito, credo sia difficile rottamare qualcuno, mi accontenterei se fosse tolta quella cappa di irrilevanza politica che aleggia sopra gli amministratori locali». Quindi lei è a favore delle primarie? «Le primarie sono un mezzo e non un fine. Sono uno degli strumenti per selezionare i candidati, non un dogma. Ci possono essere anche altre soluzioni come le preferenze e gli accordi politici. L’importante è dare circolarità alle idee e alle persone. I problemi nascono nel momento in cui tutti godono di rendite che ingessano la loro posizione. I grandi politologi, da Weber a Pareto, dicono che la vitalità di un organismo politico si misura dalla sua capacità di consentire a tutti di arrivare al vertice. Se blocchi questo meccanismo, se blocchi "l’ascensore" l’organismo si indebolisce». Renzi nel costruire la squadra di governo e alle europee ha dato molto spazio alle donne. Non crede sia una strada da seguire? «Posto che c’è la necessità del ricambio e di ristrutturazione della classe dirigente, io credo che le persone valgono per quel che sono e non per l’età o per il sesso. Il problema è trovare persone capaci, adatte e dispos te al sacrificio». La Meloni dice che il centrodestra va rifondato e non ricostruito. È d’accordo? «Sicuramente non ha bisogno di piccoli ritocchi, ci vogliono importanti opere di riqualificazione. È presto per dire se serve una manutenzione straordinaria oppure è necessario costruire un nuovo edificio, sicuramente c’è bisogno di un robusto intervento».

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