Politica

Renzi non molla. E insiste sul Tfr

Nella Enews settimanale scrive: «Mi piacerebbe metterla in busta paga. Verificheremo la fattibilità dell’operazione che raddoppia gli 80 euro»

«Il Tfr, la liquidazione, sono soldi dei lavoratori, che però vengono dati tutti insieme alla fine. La filosofia sembra essere protettiva: te li metto da parte, per evitare che tu li "bruci" tutti insieme. Uno Stato-mamma, dunque, che sottilmente fa passare il messaggio di non fidarsi dei lavoratori-figli. Io la vedo diversamente: per me un cittadino è maturo e consapevole. E come accade in tutto il mondo non può essere lo Stato a decidere per lui. Ecco perché mi piacerebbe che dal prossimo anno i soldi del Tfr andassero subito in busta paga mensilmente». Matteo Renzi torna sulla questione più spinosa del momento. Difende la sua convizione. Ma stavolta frena un pochettino sull’idea di pagare subito il trattamento di fine rapporto ai lavoratori. Usa il condizionale e si mostra più disponibile a discuterne. Nella Enews settimanale il premier torna a spiegare che l’operazione "Tfr in busta paga"«si tradurrebbe in un raddoppio dell’operazione 80 euro, più possibilità d’acquisto, un altro tassello verso il modello Italia: noi infatti abbiamo scelto di non ridurre i salari, come hanno fatto altri Paesi, ma di fare le riforme per creare competitività. Questo dal punto di vista filosofico». Renzi ammette che «dal punto di vista pratico, invece, il problema è evitare di affossare la liquidità delle piccole medie imprese che potrebbero soffrire la necessità di pagare subito la mensilità in più. In realtà, anche alla luce delle misure della Bce, il sistema ha notevoli riserve di liquidità. Per questo, quando martedì (domani, ndr) presenteremo alle parti sociali la proposta, verificheremo la fattibilità di una proposta sul Tfr che viene incontro ai lavoratori senza gravare sulla situazione bancaria delle piccole e medie imprese». Nel pomeriggio era intervenuto anche il viceministro all’Economia, Enrico Morando, per mettere in chiaro che il governo «non ha ancora deciso se interverrà sul Tfr per metterlo in busta paga», ma se lo farà l’intervento «non comporterà alcun aggravio Irpef per i lavoratori e sarà a costo zero per le imprese sotto i 50 dipendenti». «Vedo - aveva affermato il numero due di via XX settembre - che la proposta sul Tfr viene criticata perché l’iniziativa andrebbe a vantaggio solo del fisco e drenerebbe risorse alle imprese. Si tratta di due inesattezze. Si tratta di argomentazioni prive di senso. L’esecutivo non ancora ha preso una decisione. Stiamo riflettendo. Ma su una cosa non ci sono dubbi. Se faremo l’intervento sul Tfr non ci sarà un euro di prelievo in più. La soluzione sarà studiata in modo che non un euro in più dal Tfr andrà al fisco». Stesso discorso per la liquidità delle imprese. «L’iniziativa se sarà fatta sarà studiata in modo tale che le imprese al di sotto di 50 dipendenti non abbiano alcun aggravio per garantire la liquidità assicurata oggi dal Tfr. Sia chiaro - aveva ribadito Morando - o l’intervento sul Tfr non si fa. Oppure se si decide di farlo sarà fatto in modo che per la liquidità delle imprese l'intervento risulti neutrale e per i lavoratori non aumenti il prelievo Irpef». Caustico da Forza Italia il senatore Maurizio Gasparri: «Uova dalla piazza, schiaffi sulla truffa tfr, equilibrismi patetici sulla riforma del lavoro, immigrati in quantità con l’Europa che se ne frega, il semestre di presidenza Ue finito nel nulla. Per Renzi un autunno difficile. E bene fa Forza Italia a metterlo in evidenza».

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