Prima il fallimento come magistrato, poi quello da sindaco di Napoli. In attesa che la storia ci dica quale dei due è il peggiore, la cronaca recente, quella che ci racconta il Luigi De Magistris primo cittadino, non mente. «Il catalogo», nel caso di Giggino, è questo. La disfatta numero uno riguarda certamente i conti pubblici. De Magistris è stato costretto a dichiarare il predissesto economico, scelta che ha comportato l’aumento delle tasse per i cittadini. A questo si affianca la decisione della Corte dei conti di respingere il piano di rientro della Giunta comunale, basato su una vendita di immobili esistente prevalentemente solo sulla carta. Fra gli «strafalcioni amministrativi» di De Magistris rientra, di diritto, anche la questione dello stadio San Paolo. Giggino ne aveva promesso uno nuovo di zecca prima della fine del mandato, oppure, in alternativa, la ristrutturazione di quello esistente. Non se n’è fatto niente, né della prima né della seconda promessa. Una delle sue scelte più controverse, poi, è stata quella di trasformare il lungomare in isola pedonale. La viabilità della città, notoriamente compromessa già di suo, è divenuta catastrofica. Sempre a proposito di strade, le buche del manto stradale gli sono costate anche l’iscrizione nel registro degli indagati. C’è poi la promessa, fatta subito dopo la vittoria elettorale, di liberare Napoli dai rifiuti in cinque giorni, passati i quali, con la salute dei cittadini a repentaglio, De Magistris darà la colpa dell’insuccesso alle solite «forze esterne». Fallita anche la promessa sulla raccolta differenziata: il 70 per cento annunciato in campagna elettorale non s’è mai visto. C’è poi la questione «famiglia» e i rapporti compromessi. Fra i primi rientra l’incarico, a titolo gratuito, dato al fratello Claudio De Magistris, mentre la cugina Lucia Russo, come svelato da Dagospia, va a collaborare con l’assessore allo Sport. Tra i secondi c’è l’ex pm di Calciopoli, Giuseppe Narducci, passato dalla totale fiducia nel progetto politico di De Magistris all’abbandono dell’incarico di assessore per insanabili disaccordi con il sindaco. Ma anche Raphael Rossi, super-manager messo a capo dell’Asìa, la partecipata comunale che si occupa di ambiente e igiene. Finisce con Rossi a casa e la Corte dei conti che vuol vederci chiaro sui conti e alcune assunzioni nella società. Fra i «passi falsi» di de Magistris rientra, invece, la nomina a vicesindaco di un vecchio senatore comunista, Tommaso Sodano, che prima dell’estate 2013 viene indagato per abuso d’ufficio in relazione a una consulenza da 40mila euro affidata a una docente dell’università di Bergamo. Oppure la scelta iniziale di piazzare come assessore al Welfare Sergio D’Angelo, nonostante sia il presidente del Consorzio Gesco, che vanta 60 milioni di euro di crediti verso il Comune. Tra l’altro, poco dopo, D’Angelo viene condannato in primo grado per induzione a manifestazioni violente e occupazione di suolo pubblico, ma De Magistris lo difenderà senza tentennamenti. Non vanno dimenticati i casi del teatro San Carlo e di Bagnoli: il primo commissariato e il secondo non bonificato. Oppure la pessima figura con il cantante Roberto Vecchioni, nominato direttore del Forum delle Culture e «scappato» via dopo tre mesi. Per chiudere, i «sogni impossibili» di De Magistris: portare a Napoli prima Barack Obama e poi Al Pacino. Un fallimento, come tutta la «rivoluzione arancione».
Da Giggino ’o flop a sindaco-tragedia
Parentopoli, buchi e promesse mancate. Napoli saluta il primo cittadino più odiato
