Politica

Troppa diffidenza verso le aziende

di Raffaello Lupi, Professore di Diritto Tributario Università di Tor Vergata

La disoccupazione si mantiene elevatissima, e spesso neppure l’occupazione consente una vita decorosa. L’occupazione, e il reddito, sono creati dalle aziende, come sanno benissimo anche gli ampi settori della politica cui, per lunghi anni, non sembrava politicamente corretto dirlo ad alta voce. Queste reticenze hanno contribuito a un grande ritardo culturale, dove le aziende non sono viste come organizzazioni di persone, ma artigiani o piccoli commercianti molto cresciuti. Cioè con soggetti che non creano occupazione, essendo piuttosto essi stessi occupazione, secondo l’incisiva espressione anglosassone self employed. L’occupazione, un tempo basata sull’agricoltura e sull’artigianato, dipende invece, nell’era della produzione di serie, dalle aziende come organizzazioni pluripersonali; sono gruppi tenuti assieme dalla produzione di merci e servizi, come occhiali, caramelle, vestiti o detersivi. Questi gruppi sono diversi dal loro titolare, il quale –di fatto- amministra un «bene comune», della società intera, su cui influiscono tutti i soggetti coinvolti, gli interessati alla relativa attività, i c.d. stakeholders. Per essere aiutate dalla macchina statale, le aziende hanno bisogno di essere capite, come organismi, dalla pubblica opinione; se invece quest'ultima persevera nel concepirle come giganteschi fabbri o pasticceri, per di più «dediti al profitto», ci sarà sempre diffidenza ; se la burocrazia italiana è spesso ottusa e vessatoria verso le aziende non è per cattiveria, ma per autoprotezione, per timore di essere accusata di «essersi venduta» a queste grandi misteriose organizzazioni, viste come un commerciante dalle tasche profonde. È una confusione che spinge le aziende a tenersi lontane dalle nostre sponde o a navigare verso altri lidi.

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