Politica

In settemila per fare l’infermiere Ma i posti a disposizione sono due

Ritualità italica. Che oggi, a distanza di quasi quarant’anni, nulla è riuscito a scalfire. Neanche concetti come «flessibilità» e «nuove tipologie contrattuali». Non li digerisce D’Alema, figuriamoci i comuni mortali. E così, il concorso, in Italia ha sempre il suo potere magnetico, specie oggi con i livelli di disoccupazione che abbiamo. L’attrattiva è talmente irresistibile da produrre delle vere e proprie prove di selezione monstre. Migliaia di partecipanti per un numero di posti che si contano in una mano. Il caso più recente è quello delle Asl di Padova e Vicenza, che hanno messo al bando un posto ciascuno di infermiere. Iscritti a partecipare, quasi settemila, equamente divisi. Che da tutte le zone d’Italia hanno puntato le fiches sulle due città venete, sognando divisa bianca e ciabatte dr Scholl. Con grande disappunto di Zaia che, invece, i concorsi li vorrebbe regionalizzati per evitare intemerate di meridionali a scapito dei nativi. Ma le migrazioni sono quasi una costante nei concorsi – gigante (eccezione ne fu, nel 2012, la prova per i 10 posti presso l’agenzia delle entrate in Calabria, con 4mila persone giunte da tutta la regione all’Università di Rende, in provincia di Cosenza). Se l’Italia per certi aspetti s’ha ancora da fare, di sicuro diventa unita nelle sedi delle prove per il posto fisso. Lo conferma il «Concorsone» indetto quest’anno dalla Regione Puglia. Quasi 36mila domande per 200 posti da funzionario a tempo indeterminato. Il Ripam (Progetto di riqualificazione delle Pubbliche amministrazioni della Puglia) nel comunicato che dava conto dei numeri della partecipazione, si premurava di sottolineare che, tra i candidati, i nomi più diffusi erano Francesco per i maschi e Maria per le donne. Speriamo per loro che buon pro abbia fatto l’aura religiosa nella carta d’identità. Comunque, la stragrande maggioranza degli aspiranti al posto era proveniente dalla Puglia, poi Campania e Sicilia. Ma sparuti gruppi erano planati anche dal profondo Nord: quattro iscritti dalla Val d’Aosta e diciassette (un calcio alla sfortuna!) dal Trentino Alto Adige. Valigie e speranze, quindi. Talvolta, però, sono i concorsi, al contrario, a doversi «trasferire». È successo per quello con in palio tre posti da infermiere, messo in campo dall’azienda ospedaliera Mellino Mellini di Chiari, provincia di Brescia. Nella città capoluogo, nello scorso aprile, per venti caselle da infermiere a tempo indeterminato si erano presentati cinque mila persone, sempre da infermiere per l’Ospedale Civile. Ma per la prova dell’azienda di Chiari quel posto era occupato, e dunque si è dovuto optare per il Mediolanum Forum di Assago, tempio dell’Olimpia basket. E sempre lì si è svolto, ad aprile, il maxiconcorso per vigili urbani del Capoluogo lombardo: 10mila partecipanti per 14 posti a tempo indeterminato. Affluenza record e di molto superiore alla precedente «infornata», nel 2007. Allora, nella città meneghina, furono «solo» in 7mila gli aspiranti al fischietto e paletta per 50 caselle libere. Sempre al Nord, stavolta a Novara, si è svolto un maxiconcorso per infermieri: 4mila persone per un posto nell’Ospedale Maggiore. Almeno, nella graduatoria che si formerà (il concorso dovrà chiudere entro il 20 novembre), potranno attingere nei prossimi anni anche le Asl di Novara e Vercelli. Troppo azzardato sperare nel ripescaggio, meglio rifare la valigia. E sperare di essere quell’uno su mille che ce la fa. Che a ben pensarci, se fossero solo mille sarebbe pure buono.

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