Poletti prova a mediare. Almeno sul piano tecnico. La minoranza Pd non ced e e con Bersani torna ad alzare la voce. Si potrebbe riassumere così la giornata sul fronte dell’articolo 18. Il ministro del Lavoro va a parlare ai gruppi e ricorda: licenziamenti discriminatori a parte, che «non sono mai entrati nella discussione. Sono fuori discussione», «sul resto c’è un dibattito del Pd» che «guarderà tutte le questioni che sono aperte». Poletti ci tiene a precisare che «questo posso dire io, che faccio il ministro», al resto «pensi il segretario del Partito democratico». Intanto la minoranza del Pd ha presentato 7 emendamenti: «Ma non è un aut aut». Sono dunque sette gli emendamenti presentati dalle minoranze Pd alla legge delega sul lavoro. Si va dalla precisazione in merito all’articolo 18 al capitolo degli ammortizzatori. Nella fattispecie si richiede la piena tutela dell’articolo 18 per tutti i neoassunti dopo i primi tre anni di contratto a tutele crescenti. Il testo indica la «previsione che ai nuovi assunti con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, le tutele del contratto a tempo indeterminato vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge siano riconosciute in relazione all’anzianità di servizio, con il pieno godimento delle stesse a partire dal quarto anno di assunzione». Il riferimento è, quindi, al reintegro previsto dall’articolo 18 nei casi di licenziamento illegittimo. Le proposte di modifica sono firmate da un minimo di 28 senatori a un massimo 38 esponenti Pd. Non è in discussione l’impianto della delega» ha chiarito la senatrice Cecilia Guerra, una dei firmatari «gli emendamenti sono contributi costruttivi nel merito per migliorare il provvedimento, non sono emendamenti ideologici». Alla domanda se la minoranza del Pd voterà la legge delega anche se non recepisse gli emendamenti, la senatrice Guerra ha risposto: «gli aut-aut non sono nel nostro spirito». In serata si fa sentire Pier Luigi Bersani: «Renzi ha preso il 40 per cento? «Con il mio 25 per cento sta governando». E aggiunge: «Io non ci sono al governo, e mi va bene. Non chiedo riconoscenza, ma rispetto». E ancora: «Leggo che avrei chissà quale obiettivo, di stare lavorando per chissà quale piano. A Renzi e agli altri dico, state sereni. Serenità veramente...». Infine: «Si parla con tutti. Ma la parola patto è troppo stretta. Non c’è alcun motivo, né politico né numerico, per rivolgersi ad altri».
«Renzi, stai governando coi miei voti. Rispettami»
Bersani alza la voce contro il segretario-premier: «Caro Matteo, stai sereno ma veramente» La minoranza Pd va avanti e presenta emendamenti per cambiare la proposta del governo
