No, non mi stupisce l’ultima minaccia dell’Isis all’Occidente e in particolar modo alla culla della cristianità nella città di Roma. È una strategia finalizzata a incutere paura ingenerando una guerra psicologica. I macellai vestiti di nero cercano di spaventarci evocando ciò che abbiamo di più caro: il simbolo di N ostro Signore. Ho vissuto sulla mia pelle questa strategia. Nel 2004, quando venni sequestrato in Iraq, ho capito come questi gruppi puntino a spezzare la volontà di coloro che ritengono «nemici». Fanno sul serio, e sottovalutare la minaccia sarebbe grave. L’Isis è arrivato già in Libia, a pochi chilometri da noi. I terroristi hanno un piano per conquistare territori, a partire dalla Sicilia, che è diventata una frontiera. Sono certo degli sforzi compiuti dalla nostra intelligence per monitorare situazioni di potenziale pericolo. Purtroppo, però, la politica non mi sembra agisca con altrettanto impegno mostrando poca volontà e scarsa capacità di reazione. Ed è invece questo che dobbiamo fare: reagire, contrastando quel senso di insicurezza e di paura che segue le minacce dell’Isis. Non dobbiamo tentennare, anche perché loro, porteranno comunque avanti i loro progetti. Evitiamo di cadere nella loro trappola. La politica si muova, o saranno i cittadini a farlo per rimediare ai suoi errori.
Rispondiamo alle minacce
di Salvatore Stefio, contractor rapito in Iraq nel 2004 con Cupertino, Agliana e Quattrocchi