È difficile capire se Renzi, che l’aveva promesso a Porta a Porta, abbia vinto la scommessa di pagare le aziende creditrici della Pubblica amministrazione entro San Matteo (festeggiato ieri). Gli imprenditori lamentano la mancanza all’appello di una ventina di miliardi. Palazzo Chigi replica piccato che «lo Stato non è in grado di avere una fotografia certa dei debiti cui deve fare fronte», ma «tutti i soggetti che hanno un debito verso la PA sono oggi in condizione di essere pagati», anzi, tutti no, perché rimane «una cifra che oscilla tra i due e i tre miliardi, che rischiano di farci sforare il 3%; vincolo europeo che noi intendiamo onorare e rispettare». La logica zoppica: «Non so quanto devo pagare, ma posso farlo, anzi no». In compenso, il quarto comandamento del premier rimane «Onora l'Europa e la Merkel», mentre le imprese chiudono. Ma non era lui quello che doveva «battere i pugni sul tavolo» per chiedere quella flessibilità di bilancio che Francia e Spagna si son già prese? Fra il dire e il fare c'è di mezzo un mare di debito pubblico, portato al 132% del Pil dagli ultimi tre governi. Il «governo del fare» non va oltre gli annunci perché non prende atto della situazione. In una crisi tragica come quella attuale, lo Stato deve onorare rapidamente i propri impegni, senza fare altri debiti, senza ridurre servizi, e senza tartassare chi già paga. Di questi tempi «il finanziamento monetario del deficit può essere il male minore»: lo dice Zingales, sul Sole 24 Ore del 20 agosto. Il tabù dello «stampare moneta» è caduto, ma per passare dalle parole ai fatti occorrerà smuovere la Bce, o riappropriarsi di una valuta nazionale. Due cose per le quali l'attuale governo manca sia di autorevolezza che di competenza. Sarà un anno difficile.
San Matteo onora il debito
di Alberto Bagnai, Professore Università di Pescara