«Il premier sta facendo di tutto per arrivare a uno scontro di cui il Paese non ha bisogno. Dietro a tutto questo, e in modo nemmeno tanto nascosto, c’è un’operazione politica che il presidente del Consiglio sta facendo con Forza Italia». Stefano Fassina, ex viceministro dell’Economia, e esponente della sinistra Pd, scopre le carte di Renzi. Ed è pronto a dar battaglia per modificare la legge delega. I tempi sono stretti; il governo punta a far approvare la delega in Senato entro l'8 ottobre. Poi la partita si sposterà alla Camera. E qui, in Commissione Lavoro molti componenti del Pd sono espressione della minoranza contraria al testo della delega così come sarà approvato dal Senato. Renzi vuole andare avanti e non si fermerà. Fino a che punto siete disposti a contrastarlo? «Il premier vuole andare a uno scontro che il Paese non può permettersi in questo momento. Ed è uno scontro che non farà vincitori perché tutti perderanno. Renzi dovrebbe invece ascoltare, ricordarsi che è il segretario del Pd e che il governo ha presentato un emendamento che ricalca le posizioni di Sacconi, la linea della destra opposta a quella indicata fino a poco tempo fa dal Pd. Invece di andare verso il modello tedesco che Renzi stesso ha più volte elogiato come un modello da seguire e che prevede il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato, si va verso un modello regressivo che peggiora le condiziooni di tutti anche dei lavoratori già precari». Come se ne esce? «Se ne esce tornando alle ipotesi iniziali del Pd. Ovvero la delega deve prevedere il disboscamento della giungla dei contratti precari, risorse aggiuntive per estendere gli ammortizzatori sociali ai precari. E soprattutto dobbiamo dire in modo esplicito che quando c’è un licenziamento senza giustificato motivo, è possibile il reintegro come in Germania». La riforma del lavoro ha sancito un asse tra renzi e Forza Italia? «Temo di sì. Temo che il premier voglia abbandonare la linea che lui stesso ha portato avanti per fare un’operazione politica con Forza Italia. Non a caso l’emendamento rispecchia il programma di FI e Ncd». Quale è la posta in gioco? «La pelle dei lavoratori perchè non c’è niente di ideologico. La riforma peggiora le condizioni materiali di milioni di lavoratori senza alcun miglioramento delle condizioni di precari e disoccupati». C’è il rischio di un ampliamento del precariato? «Non è un timore, ma una realtà perchè se non si disbosca la giungla dei contratti precari, non ci sono soldi per allargare gli ammortizzatori sociali. Inoltre con il demansionamento ci sarà la riduzione delle retribuzioni senza limiti e senza il coinvolgimento delle parti sociali». C’è chi lo definisce un regalo a Confindustria che ha sempre chiesto il massimo di flessibilità. «Ma quale regalo. Non ci sarà alcun beneficio per le aziende, anzi. Questa riforma, così come è stata impostata, porterà a una ulteriore regressione del lavoro, ridurrà le retribuzioni e di conseguenza anche i consumi e la produzione. In sostanza aggraverà la recessione. Non farà un piacere a nessuno. Sono due decenni che si applica questa ricetta e i risultati li vediamo, sette anni di crisi e uno scenario di deflazione». Quali saranno le vostre prossime mosse? «Presenteremo in coordinamento con Camera e Senato emendamenti su cinque punti: eliminazione delle forme precarie, finanziamento degli ammortizzatori sociali, eliminazione della norma che estende a dismisura i voucher (i buoni lavoro per i lavori occasionali), limiti al demansionamento e il modello tedesco per il reintegro in caso di ingiusto licenziamento».
Fassina: «Ormai fa asse con FI Vuole solo lo scontro»
«La delega ricalca la linea della destra»
