Sorpresa e impressionata. Non mi vengono in mente altre parole per commentare la notizia dell’indagine che colpisce il padre del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Sorpresa e impressionata dalla tempistica con cui questo accade, con un premier che a muso duro ha risposto alle critiche dei magistrati su ferie, risarcimenti civili e tant’altro in materia di riforma della giustizia. Purtroppo non è la prima volta, e non sarà l’ultima. Quando la politica è debole, quando a prevalere sono l’incertezza delle alleanze, le tensioni interne ai partiti, la difficoltà a completare il percorso delle riforme, altri poteri si impongono. Quando la politica è debole, la magistratura prende forza. C’è una similitudine preoccupante con ciò che è accaduto al nostro presidente Silvio Berlusconi. Più le personalità politiche emergono e si espongono, più le persone attorno a loro vengono colpite. Una ad una come i dieci piccoli indiani di Agatha Christie. Una ad una fino ad arrivare alla sfera più intima che è quella famigliare. Il caso del premier è emblematico. Prima è toccato a Matteo Richetti, poi a Claudio De Scalzi, ora al padre. Rispetto la magistratura che deve fare il proprio lavoro e non ho avuto modo di leggere le carte, ma questo insolito accerchiamento mi colpisce. Anche perché so bene cosa significa finire nel labirinto della giustizia. Quanta fatica si fa per uscirne. Quanto la violenza e la gravità delle accuse può stravolgere la vita privata e professionale di un imputato facendolo piombare in un incubo fatto di sospetti, amici che ti abbandonano e che a volte può costare la vita. Lo so da innocente visto che, proprio ieri, è filtrata la notizia del non luogo a procedere nei confronti di mio marito, maltrattato e morto anche per colpa di questa giustizia, e della mia archiviazione (che era già arrivata lo scorso anno, su richiesta della procura). Già, in questo meccanismo infernale, ho perso Angelo, stremato dall’ennesimo attacco. Forse la magistratura farebbe bene a riflettere sul proprio operato, ovviamente a seconda della gravità dei casi. Mentre la politica ha l’obbligo, in un momento di crisi così forte per il Paese, di accelerare sul percorso delle riforme. Un percorso in cui la riforma della giustizia, ne sono convinta, è più urgente di quella del lavoro.
Lasciate stare la famiglia
di Melania Rizzoli