Politica

La «paura» di Atreju. Anche Poletti si defila

Riflettori puntati sul mondo lavoro nella seconda giornata di Atreju. Articolo 18 e contratti a tutele crescenti i temi di scottante attualità al centro della discussione politica. Sul palco assente ingiustificato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti che avrebbero dovuto essere il protagonista del dibattito, dal titolo inequivocabile, «Il lavoro che non c’è. La riforma più urgente». «Un’assenza totalmente imprevista, considerato che il ministro anche ieri sera ci aveva confermato la sua presenza» - fanno sapere gli organizzatori della manifestazione, che fa seguito al forfait di mercoledì del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e che si va ad aggiungere ai rifiuti arrivati dal premier Renzi, dal ministro Boschi e dagli altri esponenti del governo a partecipare alla manifestazione. «Evidentemente hanno paura di confrontarsi con i giovani e preferiscono andare a inaugurare scuole chiuse o scuole elementari con bambini inconsapevoli che cantano canzoncine» - la stoccata della Meloni, leader di FdI – An. Difficile non collegare il forfait di Poletti alle pesanti parole arrivate ieri mattina da Pierluigi Bersani: «Penso ci sia assoluta necessità di modernizzare le regole del lavoro ma leggo sui giornali, come attribuite al governo, delle intenzioni ai miei occhi surreali. In alcuni casi si descrive un'Italia come vista da Marte». Decisa anche la replica di Poletti: «Dal punto di vista del governo, così come abbiamo depositato la legge delega sul lavoro, abbiamo depositato l'emendamento: questa è la posizione del governo, non è previsto che si facciano correzioni sul testo». Altra benzina sul fuoco di una polemica già rovente, con i sindacati ormai sul piede di guerra e il Partito democratico diviso. Una polemica interna sottolineata anche dal capogruppo alla Camera di Forza Italia Renato Brunetta, tra i relatori del dibattito: «Il Pd si è spaccato su questa norma perché c’è un’ala della Cgil dentro il partito che vede il superamento dell’articolo 18 come il fumo negli occhi. Se ci sarà uno scontro all’interno del Pd avremo sicuramente maggior chiarezza. Se la riforma sarà coerente con i nostri principi, la voteremo». Brunetta poi ha sottolineato l’anomalia italiana: «In tutta Europa, se c'è un licenziamento senza giusta causa e senza giustificato motivo, il giudice decide che il lavoratore deve essere risarcito. Io dico che è decisivo modernizzare lo statuto dei lavoratori adattandolo all'economia che è cambiata molto negli ultimi decenni. Non è più possibile tenerci il peso di questo articolo che ha fatto tanto male alla nostra economia e che è diventato per la sinistra solo un baluardo ideologico». Una tesi sposata in pieno da Maurizio Sacconi, senatore del Nuovo Centrodestra ed ex ministro del Lavoro del governo Berlusconi: «Il superamento dell’articolo 18 incoraggia ad assumere, lo Stato non si deve sostituire all’impresa ma deve mettere gli imprenditori nelle condizioni di poter fare al meglio il loro mestiere. Le regole sono fondamentali, importantissime, noi ci abbiamo sempre creduto, perché le regole cattive spaventano e fanno perdere posti di lavori». Nel mirino di Gianni Alemanno (FdI – An), invece, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi: «La riforma del Jobs Act annunciata dal suo governo in queste ore è solo aria fritta, un imbroglio che non affronta la crisi economica. Dopo l'Ocse oggi anche l'Fmi ha bocciato i nostri conti pubblici, eppure Renzi e la sua banda di yesman sembrano non voler guardare in faccia la realta. In Europa non c’è nessuna traccia dell’operato del Premier». Per l’ex sindaco di Roma «abolire l'articolo 18 non risolve nulla, ciò che urge è rilanciare l'interesse e la sovranità nazionale per rimettere in moto l'economia, altrimenti l'anno prossimo rischiamo di fare la fine della Grecia». Una posizione simile a quella di Massimiliano Fedriga, presidente dei deputati della Lega Nord, il cui intervento è stato molto apprezzato dalla platea (meno da Sacconi, con cui c’è stato un diverbio) a conferma della sintonia su tanti temi tra il partito di Salvini e Fratelli d’Italia: «Per noi innanzitutto va abolita la Legge Fornero. Serve una misura shock per rilanciare le imprese che abbiamo ucciso con delle tassazioni assurde – ha spiegato Fedriga - Il dramma del lavoro, con la disoccupazione giovanile che si attesta al 43%, non si risolve cambiando la contrattualistica, ma attraverso altri strumenti. Io intanto partirei recuperando i 12 miliardi di euro destinati a Mare Nostrum e aprendo una discussione sull’uscita dall’euro». Oggi dibattito sulle riforme.

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