Politica

La giravolta di Grillo: candida un indagato

È Defranceschi, consigliere uscente in Emilia Romagna, finito nell’inchiesta sulle spese pazze

I regolamenti non sono uguali per tutti. Neanche per quanto riguarda gli esponenti del Movimento 5 Stelle, da sempre intransigenti soprattutto quando si affronta il delicato tema della giustizia. Per Andrea Defranceschi, capogruppo M5S uscente in Regione Emilia-Romagna, questa volta però i pentastellati sono pronti a chiudere un occhio. Anzi tutti e due. Sabato scorso Defranceschi è uscito allo scoperto e ha confermato di essersi candidato per il secondo mandato in Regione. Lo ha fatto attraverso un comunicato dal contenuto inequivocabile: «Ho cliccato in automatico appena sono state aperte le liste, prima di far caso all’introduzione del nuovo parametro di selezione. Quello di inquisito. Tuttavia lo riconfermo, perché sono consapevole di non aver ricevuto nessun documento che attesti quanto risulta dai giornali, ovvero che io sia effettivamente indagato. Inoltre, per evitare confusioni, preciso che il mio casellario giudiziale è pulito. Limpido. La nuova norma è necessaria ma scivolosa perché ci espone al ricatto da parte di tutti i partiti e politici che attacchiamo: se ti voglio far fuori ti querelo così non ti candidi». Frasi che sono sembrate una vera e propria sfida nei confronti dei vertici del movimento che hanno stabilito, proprio per queste elezioni regionali in Emilia-Romagna e in Calabria, lo stop alle candidature anche di chi è indagato e non solo condannato o rinviato a giudizio. Una novità che non ha convinto tanti attivisti e politici 5 stelle (parlamentari compresi). In molti, infatti, l’hanno interpretata come una norma «ad personam», creata appositamente per far fuori Defranceschi dalla corsa alle regionali. La conferma dei malesseri all’interno del Movimento 5 Stelle, è arrivata ieri dalle parole di Federico Pizzarotti. Il sindaco di Parma, infatti, si è apertamente schierato dalla parte di Defranceschi che non potrebbe presentarsi in quanto indagato dalla Procura della Repubblica di Bologna, assieme ai capigruppo di tutti i partiti eletti in Regione, con l’ipotesi di reato di peculato, nell’ambito dell’inchiesta «spese pazze», ormai alle battute finali. «Concordo con la linea di Andrea Defranceschi - ha spiegato Pizzarotti - Un conto è essere indagato, un conto è essere all’interno di un processo. Visto il valore dimostrato in questi cinque anni non possiamo perderlo per una norma uscita adesso». Intanto ieri il candidato alle primarie del Pd per la presidenza della Regione, Stefano Bonaccini, ha accusato un malore ed è stato portato all’ospedale di Modena per accertamenti. Sembra che la causa dei dolori toracici sia da attribuirsi allo stress. Anche Bonaccini è indagato nell’inchiesta «spese pazze».

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