E il premier? Prova a ributtarsi tra la gente, prova a mostrarsi sempre più in linea con il popolo. Vola in Puglia, precisamente nel Gargano martoriato dall’alluvione di una settimana fa. E poi a Taranto per dimostrare che il governo crede nell’industria e l’Ilva deve essere il luogo in cui dimostrare che si può fare produzione industriale rispettando l’ambiente. «L’Ilva è questione nazionale» dice Renzi affiancato dal vice ministro allo Sviluppo Claudio De Vincenti e dal sottosegretario all’Editoria e suo braccio destro Luca Lotti. «A Taranto dobbiamo produrre acciaio rispettando la salute» aggiunge il premier, che ricorda lo sblocco del prestito ponte e il pagamento degli stipendi ai lavoratori dell’Ilva. Renzi guarda avanti: «Il fatto che ci siano richieste e interessi per l’Ilva dimostra che si può fare un discorso di futuro». «Dobbiamo raccontare Taranto per quello che è, non come ci è stata raccontata in questi mesi - sottolinea Renzi -. Venendo in Puglia, credo fosse doveroso venire a Taranto. Sarei stato un vigliacco se non fossi venuto». Ma l’incontro con i pugliesi significa anche l’incontro con le prime contestazioni. Mentre il premier era a Taranto, una cinquantina di cittadini di alcuni movimenti ambientalisti che ritengono insufficienti le misure del governo per fronteggiare l’emergenza sanitaria e ambientale a Taranto hanno manifestato all’esterno del palazzo del Governo. Poi Renzi va a Bari per inaugurare la Fiera del Levante. Altra città, altra contestazione: il premier viene "accolto" da un gruppo di manifestanti che protestano contro il gasdotto Tap. In sala ci sono anche una quarantina di sindaci che consegnano a Renzi le delibere approvate dai loro Comuni contro la realizzazione del progetto. Fuori invece altra manifestazione. L’unione sindacale di base pubblico impiego assieme a studenti, precari e lavoratori di Alternativa comunista protestano con indosso maschere bianche con la scritta "disoccupato". Sotto lo striscione «Matteo stai sereno. San Nicola e le piccole e medie imprese con i lavoratori delle Camere di Commercio» ci sono appunto i lavoratori delle Camere di Commercio pugliesi. Renzi tira dritto. Si paragona a un allenatore di calcio che ha la testa dura - dice - e che «andrà avanti senza mollare di un centimetro». E «per la prima volta - continua - sugli spalti c’è gente che fa il tifo affinché la squadra vinca». Risponde a Ue e Bce: «Da 20 anni ci promettiamo di cambiare il Paese e non lo facciamo, rimandiamo in nome di una malattia che si chiama "riformite". Ora dobbiamo fare le riforme per rendere il Paese più semplice e meno caro». Il progetto del presidente del Consiglio, ora, «è rendere il Paese più semplice e meno caro, meno costoso». «Dopo anni di ubriacature dove le soluzioni erano sempre tecniche e burocratiche, è arrivato il momento per la politica di tornare a fare il suo mestiere che non è un brutto mestiere», avverte e infine ammette: «Oggi la crisi economica è globale, ma vede nell’eurozona un punto di difficoltà maggiore e vede l'Italia non ancora ripartita, non ancora rimessa in moto».
Renzi si becca altre contestazioni
Il premier torna tra la gente in Puglia e trova le proteste per ambiente e lavoro L’Ue: «Non solo annunci, occorrono i fatti». Matteo: «L’Italia non è ripartita»
