Politica

Quando Terzi non voleva rispedirli in India

Terzo rientro in patria per Latorre. Nel 2013 Monti si oppose al piano della Farnesina

Massimiliano Latorre, il nostro marò trattenuto in India da più di due anni e mezzo insieme a Salvatore Girone, rientrerà in Italia. L’ischemia che lo ha colpito il 31 agosto scorso è riuscita, drammaticamente, là dove i governi italiani hanno finora fallito. Ma non è la prima volta che Latorre rimette piede in patria. È già accaduto in altri due casi: nel dicembre 2012, quando l’India concede a lui e Girone una licenza per le vacanze di Natale, e nel febbraio 2013, in occasione delle elezioni politiche. In entrambe le occasioni, però, i due fucilieri poterono riabbracciare le loro famiglie in Italia per poco tempo. L’allora governo guidato da Monti, infatti, li rimanda in India sia la prima che la seconda volta. Quando, il 20 dicembre 2012, l’Alta Corte del Kerala concede ai due soldati di rientrare per le feste natalizie, come contropartita i nostri rappresentanti diplomatici accettano tutte le condizioni imposte dal giudice indiano. Fra le altre, che l’Italia «assumerà tutte le azioni necessarie, all'interno dei poteri costituzionali, per garantire» il rientro in India di Girone e Latorre. Il 3 gennaio, infatti, i due militari rientrano. Passa poco più di un mese e ai marò viene concesso un altro permesso premio di quattro settimane, questa volta per venire a votare alle elezioni politiche. L’11 marzo 2013 accade l’imprevedibile. Il nostro ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata, annuncia che Massimiliano e Salvatore restano a casa e che il nostro Paese è disposto a trovare una soluzione in sede internazionale. Ma dopo dieci giorni il governo italiano smentisce Terzi e comunica ufficialmente che Latorre e Girone, dietro la garanzia (solo formale) che nel loro caso non sarà applicata la pena di morte, tornano in India. E così anche la grossa mole di affari economici che l’Italia ha con New Delhi è più al sicuro. Il 22 marzo Latorre e Girone s’imbarcano, di nuovo, per New Delhi. Dopo quattro giorni Terzi si dimette, non senza prima aver affermato che «tutte le istituzioni erano d’accordo sulla decisione di trattenere in Italia i marò». Accade ben poco fino all’ischemia che colpisce Massimiliano Latorre, al quale la Suprema Corte indiana ieri ha concesso quattro mesi di cura in Italia, scaduti i quali il fuciliere dovrà fare ritorno a New Delhi. Cosa farà il premier Matteo Renzi, fra 120 giorni, tenuto conto dei precedenti e soprattutto del fatto che Salvatore Girone è ancora trattenuto in India?

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