«Se fosse confermata, l'annunciata riduzione delle ferie, decisa senza alcun previo confronto con la magistratura, sarebbe un grave insulto, non per l'intervento in se stesso, ma per il metodo usato e per il significato che esso esprime»: la protesta arriva dall'Associazione nazionale magistrati, i quali, per la cronaca godono di 51 giorni di ferie all’anno. Calcolando le domeniche due mesi pieni. Però l’Anm è partita alla carica, rilevando che la riduzione delle ferie per le toghe «addirittura verrebbe con un decreto legge a efficacia differita (cioè un ossimoro) quando altre riforme ben più urgenti sono incerte o rimandate al disegno di legge o addirittura alla legge delega». Inoltre, «la sospensione feriale dei termini, che si vuole ridurre - rileva l’Anm - non determina affatto la chiusura dei tribunali e garantisce anzitutto all'avvocatura una pausa ragionevole dell'attività ordinaria». Le ferie dei magistrati, si legge nel documento diffuso dal sindacato delle toghe «sono, quanto a durata, in linea con quelle della categoria dei dirigenti, considerato che esse non sospendono i termini di deposito dei provvedimenti e sono in buona parte impiegate, per senso deontologico prima che per obbligo di legge, ai fini dello smaltimento del lavoro». Una «scelta che sottende una rappresentazione propagandistica e mistificatoria, che rifiutiamo». Così il Coordinamento di Area, il gruppo che riunisce le correnti di sinistra delle toghe, definisce la riduzione delle ferie dei magistrati, annunciata dal Governo. «Attendevamo provvedimenti capaci di incidere effettivamente sulla durata dei processi: interventi sul personale di cancelleria ormai allo stremo, riorganizzazione della geografia giudiziaria, interventi legislativi appropriati, tecnicamente competenti e capaci di darci norme processuali semplici, che non si prestino ad essere strumentalizzate dalla parte che ha torto - scrive il Coordinamento di Area - invece nel momento in cui si rendono noti i contenuti della riforma emergono interventi sulla sospensione feriale dei termini processuali, che inciderà soprattutto sulle ferie degli avvocati, e di riduzione delle ferie dei magistrati». Per le toghe di Area, «sembra inutile spiegare, come proviamo a fare da tempo, che è inutile allungare i giorni previsti per un viaggio se nessuno mette nuova benzina nel serbatoio. In particolare, la riduzione delle ferie dei magistrati non sarebbe che l'adeguamento di diritto a una situazione di fatto, il lavoro durante le teoriche ferie, già necessaria per il rispetto dei tempi di deposito delle sentenze». Ogni suggerimento, si legge ancora nella nota, «sembra però essere destinato a essere vano di fronte a un governo che non dimostra la volontà di ascoltare. Insomma, ancora una volta siamo alle prese con interventi di dubbio effetto e dal sapore amaro, che nulla hanno a che fare con l'efficienza».
I magistrati pretendono più vacanze
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