Politica

«Non è un trucco per tenerlo in Italia»

L’avvocato Sica: «Sarà un rientro temporaneo»

«La posizione del governo indiano che ha deciso di non opporsi a un eventuale ritorno in Italia di Massimiliano Latorre ci conforta. Ora tocca aspettare la decisione della Corte suprema dell’India sul nostro ricorso, ma possiamo dire di essere moderatamente ottimisti». Qualcosa si muove sulla posizione dei due fucilieri di marina bloccati nel subcontinente indiano da più di due anni e mezzo; o quantomeno si muove rispetto alla posizione di Latorre, colpito qualche giorno addietro da ictus e ricoverato in un ospedale di New Dheli, «dove - dice ancora al Tempo l’avvocato dello Stato e membro del collegio difensivo che si occupa del caso dei due marò dalle prime battute, Carlo Sica - il ragazzo ha ricevuto tutte le cure del caso, non abbiamo alcuna critica rispetto alle cure e all’attenzione medica ricevuta dal nostro fuciliere». E in effetti il ricorso presentato davanti alla suprema corte indiana per motivi di salute «si riferisce principalmente alle necessità psicoattitudinali di Latorre che ha necessità di avere vicino a sè il calore e l’affetto della sua famiglia e, se vogliamo, il calore e l’affetto di tutti gli italiani che aspettano il ritorno in patria dei nostri militari. Una situazione di maggiore tranquillità che potrebbe aiutare il fuciliere nel suo percorso di riabilitazione». Massimiliano Latorre potrebbe quindi tornare a breve in Italia per un breve periodo di riabilitazione. Un ritorno che sarebbe comunque a termine (si ipotizza una «finestra» di circa quattro mesi) visto che «certamente la giustizia indiana invocherà al governo italiano il principio dell’affidavit con il quale il nostro governo si impegna a garantire che dopo un periodo definito - il ricorso per il ritorno a casa di Latorre infatti non prevede un tempo indeterminato - Latorre tornerà in India. Certo l’auspicio è che, se dovessero accogliere il nostro ricorso, nel lasso di tempo concesso a Latorre, le cose possano cambiare. Ora però dobbiamo occuparci della posizione del ragazzo che ha subito l’ischemia, il nostro ricorso non è un capriccio o un espediente per far tornare a casa il marò di straforo, ma c’è un’esigenza oggettiva rispetto alla salute del ragazzo nel ricorso che abbiamo presentato davanti ai giudici». La corte indiana ha richiesto un parere medico sul ricorso presentato dal nutrito gruppo di giuristi che segue le sorti dei due fucilieri, ma dopo mesi di immobilismo le cose adesso potrebbero finalmente cambiare, almeno per uno dei due militari. A quanto si apprende infatti, se i giudici indiani dovessero dare il consenso al ritorno in patria per Latorre (e la presa di posizione del governo potrebbe suggerire che anche i togati possano muoversi verso quella posizione) lo stesso Latorre dovrebbe comunque garantire il suo ritorno in India affinché lo stesso fuciliere possa essere giudicato - se il quadro d’insieme si mantiene identico ad oggi - nella democrazia più grande del pianeta. Per Girone invece il tempo rimane ancora sospeso: rinchiuso ormai da mesi, il fuciliere che affiancava - assieme ad altri quattro commilitoni imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie per un servizio di sicurezza previsto sulle rotte maggiormente battute dai pirati nel nuovo millennio - attende di potere ritornare in patria, ingoiando a denti stretti i continui rinvii della magistratura indiana e le nuove accuse - lanciate proprio nel giorno originariamente previsto per la sentenza sul ricorso di Latorre - piovute da un quotidiano indiano che, citando fonti del locale ministero degli interni, ha riportato una versione dei fatti accaduti rimasta finora inedita. Secondo L’Hindustein Times infatti il capitano Umberto Vitelli, al comando della petroliera battente bandiera italiana su cui erano di guardia i fucilieri di marina, avrebbe modificato la propria versione dei fatti proprio su pressione degli stessi militari. Secondo quanto afferma il giornale indiano quindi, Vitelli avrebbe mentito affermando di avere visto uomini armati sul peschereccio colpito nel febbraio del 2012 dai colpi dei nostri militari. Circostanza però seccamente smentita dall’armatore della nave che ha ricordato come «Il comandante Umberto Vitelli non ha mai rilasciato a qualsivoglia autorità alcuna dichiarazione in cui ha detto di avere visto armi o persone armate. Il comandante - ha detto ancora Pio Schiano, dg della Fratelli D’Amato Dolphin Tanker, armatrice della Enrica Lexie - in casi di eventuali attacchi-abbordaggi di pirateria, è incaricato soltanto della sicurezza della navigazione e di eventuali manovre evasive e non avrebbe potuto vedere alcuna arma perché era nel ponte di comando: quindi si smentiscono categoricamente le notizie diffuse dalla stampa indiana». E così, nel caos che avvolge il limbo dove sono precipitati i due marò, tra accuse e smentite, ricorsi e prese di posizioni, almeno uno dei due fucilieri finiti nell’incubo indiano, potrebbe tornare a breve a casa. Almeno per un periodo di tempo «definito».

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