«È la siderurgia il settore più a rischio, quello in cui le tensioni possono esplodere travolgendo anche gli altri comparti produttivi». Rocco Palombella segretario generale della Uilm traccia uno scenario drammatico del settore industriale. Sarà un autunno caldo? «Ci sono intere filiere produttive che sono in una situzione di grave crisi. È il caso, per la siderurgia, dell’Ilva di Taranto, di Lucchini a Piombino, dell’Ast a Terni, dell’Alcoa in Sardegna. A Taranto sono a rischio circa 20 mila posti di lavoro. All’Alcoa a fine anno scade la cassa integrazione e i forni sono spenti. Nel settore auto si continua a far ricorso sistematico alla cig. Questa settimana è partita un’altra tornata di cig per Mirafiori. C’è il problema irrisolto di Termini Imerese e di Irisbus, lo stabilimento di Avellino che produceva pullman ma è chiuso da due anni con i lavoratori in cig». E l’industria del bianco? «Non c’è pace per il settore degli elettrodomestici. Da qualche anno il copione è sempre lo stesso: riduzione dell'orario di lavoro e cassa integrazione. Dopo l’acquisizione di Indesit da parte di whirlpool, bisogna capire se ci saranno ricadute occupazionali negli stabilimenti di Milano e Caserta. C’è preoccupazione anche nel settore della difesa. Finmeccanica ha già annunciato riorganizzazioni produttive. Fincantieri dopo l’entrata in Borsa sembra sia una realtà meno problematica». Quale è la situazione dell’indotto? «Attorno alle grandi realtà industriali ci sono centinaia di aziende che non fanno rumore ma vivono una crisi profonda. Molte non riapriranno i battenti». Ci sono scioperi in vista? «Attendiamo di riprendere il confronto con il ministero dello Sviluppo economico».
«Troppe tensioni La siderurgia è alle corde»
«È la siderurgia il settore più a rischio, quello in cui le tensioni possono esplodere travolgendo anche gli altri comparti produttivi». Rocco Palombella segretario generale della Uilm traccia uno...
