Politica

«I fucilieri? Che marciscano in cella»

Il prete Don Giorgio De Capitani rincara gli attacchi alla figlia di Latorre La giovane: l’Italia aiuta solo gli immigrati. E lui: non scrivere stronzate

Lo hanno preso a sassate sulla gogna mediatica: 7mila messaggi di insulti e minacce per la sparata contro Giulia Latorre, la figlia di uno dei due marò prigionieri in India colpito da ischemia che si era sfogata su facebook: «L’Italia si preoccupa più degli immigrati che dei suoi militari» aveva scritto la ragazza. E don Giorgio De Capitani, il prete anti Cav, rimosso da parrocco per i suoi attacchi all’ex premier, l’aveva invitata «a non scrivere stronzate». Con gli stessi toni (indegni di una tonaca) con cui invocava il Padreterno cui chiedeva: «Dio spedisci all’inferno quel porco di Berlusconi» o gli augurava ogni sorta di male, cancro compreso. Ora però è il sacerdote a essere appellato «porco». Il web, che il prete 73enne, usa con disinvoltura (ha un suo sito www.dongiorgio.it) gli si è scagliato contro. Ma lui non si pente. E infierisce ancora contro la ragazza ammettendo: «Avrei voluto scriverle di peggio». Don Giorgio, davvero non si vergogna neanche un po’? «Non me la sono presa con la ragazza, è tempo che sono stufo di questa storia, i marò mi hanno annoiato». Ma con che cuore ha scritto: «Datti una calmata, rifletti, non scrivere stronzate, e implora in ginocchio la clemenza della giustizia indiana!» a una giovane che non vede il papà da due anni? «Allora lei non sa cosa hanno detto a me, il mio intervento su facebook è arrivato a 300mila persone, ha avuto 7mila commenti, e il 99,9% denigratori contro di me, irripetibili». Cosa le ha detto il web di così irripetibile? «Bastardo, porco, pedofilo, pezzo di merda e minacce: ti becchiamo, sappiamo dove sei». Sono parole che usa anche lei. Non era lei che dava del «porco» a Berlusconi? «Non è la stessa cosa : se gli dico porco a Berlusconi è perché lo è. E poi non mi ha mai querelato». Non pensa che le sue parole abbiano suscitato indignazione? «È che quando si tocca la casta militare sono fulimini dal cielo, c’è fanatismo, non so cosa dire, ormai sono abituato agli insulti». Come fa lei. Le pare un linguaggio adatto ad un prete quello che usa? «Quando uno dissente su una cosa come fanno a bloccarti? Dicono che hai usato un linguaggio non pertinente. Ma io usavo un linguaggio popolare, anche vaffanculo, per essere più chiaro, come fa Grillo che si fa capire dalla gente, e l’ho pagata cara». Allude al fatto che non fa più il parroco? Colpa dei suoi attacchi al Cav? «Sono arrivate le intimidazioni del Vaticano, o meglio dalla congregazione del clero, diverse volte». Non pensa di essersele meritate? «Poi è arrivato questo cardinale Scola, arcivescovo di Milano, che non ci vogliamo assolutamente bene, un anno fa esatto lui mi ha tolto la parrocchia, Sant’Ambrogio in Monte di Rovagnate (Lecco ndr.) e ora sono in casa privata». Le dispiace perché ha perso un tetto in parrocchia? «Intendo dire che non faccio più niente, dico messa la domenica a Dolzago». Le è arrivata qualche santa bacchettata anche per l’attacco alla figlia di uno dei marò detenuti in India? «No, ma lo so che sono appeso a un filo per dire messa, queste sono le vigliaccate dei nostri superiori, che approfittano sempre di qualche occasione per fare fuori una persona». Nega di aver detto che i marò non sono eroi, e di aver bacchettato il ministro per essere andato in India da Latorre? «Sono persone pagate per il lavoro che fanno e temo che eroi lo diventeranno semmai torneranno in Italia. Quanto al ministro Pinotti è volato in India in pigiama e la Mogherini vuole che il caso diventi una priorità». Per lei i marò non dovrebbero essere una priorità? «Non dico che debbano marcire in India, ma in Italia abbiamo problemi più grandi da risolvere come il lavoro» Così fa intendere che a lei non gliene importa se marcissero.. « Diciamo che è un caso che dovremmo lasciar fare all’India». Ha detto alla figlia di Latorre di implorare clemenza perché per lei i marò sono colpevoli? Ma lei è prete o giudice? «Parliamo sempre dei due fucilieri ma a quei poveri pescatori morti non pensa mai nessuno».

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