Con tanti distinguo per non insolentire oltre misura la sinistra antimilitarista, Nichi Vendola, governatore della Puglia, finalmente si schiera dalla parte dei marò. «L'obiettivo è riportarli a casa», spiega in una lunga intervista sul Corriere del Mezzogiorno. Le tensioni per il matrimonio indiano che si celebra in questi giorni a Savelletri di Fasano hanno costretto il leader di Sinistra ecologia e libertà a entrare nel merito di una questione che aveva visto esponenti del suo partito prendere posizioni che minimizzavano la querelle internazionale in corso (Gianluca Peciola, esponente romano del partito aveva definito il caso «un rigurgito nazionalista ipocrita da parte del centrodestra, che riscopre la patria soltanto quando sono imputati, tra l'altro per omicidio, due militari, non curandosi delle famiglie dei pescatori che hanno perso la vita»). Vendola, invece, ha attaccato duramente l'operato dei governi, in particolare dell'esecutivo Monti: «L'Italia, invece, finora ha tenuto una condotta incerta, zigzagante, talora sospinta all'esibizione muscolare, talora rannicchiata in una certa remissività. (...) Certo, nel corso di questi due anni, siamo apparsi veramente poco autorevoli. La condotta dei governi italiani è stata fallimentare. Con il momento più basso raggiunto dalle imbarazzanti piroette di due ministri del gabinetto Monti, in conflitto tra loro». Il politico pugliese ha cercato anche di smarcarsi dalle posizioni delle destre pro-marò, che «con gagliardetti e battute roboanti, pensa di dichiarare guerra a Nuova Delhi dalla ridotta di Bari Palese», nonché ha riservato una frecciata al governo di Nuova Delhi, con un pesante accenno alla violazione dei diritti umani nei confronti dei Leoni del San Marco: «L'India si stia comportando malissimo. Che dopo due anni dalla morte dei pescatori indiani non sia stata ancora formalizzata un'accusa, stride con la cultura di uno Stato di diritto». Infine un accenno alle famiglie di Max e Salvo, che non ha mai contattato: «Ho sempre avuto paura - spiega con il suo tipico lessico - di entrare a gamba tesa nel cratere delle tragedie e dei drammi. Penso che per taluni di coloro che calcano il proscenio della vita pubblica, quei crateri siano come location cinematografiche. Invece chi incarna ruoli istituzionali deve operare per risolvere quelle tragedie e quei drammi, piuttosto che sottoporsi al grandangolo che ne riprende l'ira o le lacrime». L'ultimo pensiero è per Giulia Latorre, divenuta icona dell'Italia che si ribella all'inerzia dei governi sul caso marò: «Io sono figlio. I rapporti con i genitori sono fatti di sentimenti smisurati. Ha detto parole spropositate? Ognuno dovrebbe pensare di essere quella ragazza, di mettersi nei suoi panni: chi non si sentirebbe angosciato all'idea di un genitore sequestrato da due anni, della cui sorte poco si capisce? Un genitore che per di più si è ammalato? Quella di Latorre è una doppia prigionia, oggi: nella sua condizione di persona che non può lasciare l'India e di persona fragile che, malata, non può essere curata dai suoi cari». Speriamo che adesso si allineino alle parole di Vendola anche le sirene invecchiate della sinistra pregiudizialmente antimilitarista.
Incredibile. Anche Nichi vuole i fucilieri a casa
La svolta del governatore. «Condotta incerta. Politica italiana poco autorevole e fallimentare»
