Politica

La sinistra nel 2012: «Sei morti in 2 mesi La città è il far west»

«Roma è un far west». «Roma è una città violenta». «Nella Capitale c’è un problema di sicurezza». Ecco la litania dell’opposizione sinistrorsa scatenata contro l’ex sindaco Gianni Alemanno nell’estate del 2011 dopo il pestaggio, avvenuto nel rione Monti, del musicista Bonanni, oggi ancora in coma. Fu una stagione particolarmente e drammaticamente violenta per Roma, questo è innegabile. Una lunga serie di episodi criminali insanguinarono le strade intorno al Tevere. Il prefetto Giuseppe Pecoraro intervenne più di una volta in difesa del primo cittadino ribadendo che «Roma era comunque tra le più sicure capitali d’Europa». Uno dei più agguerriti critici della politica sulla sicurezza targata Alemanno, il consigliere capitolino del Pd Marco Miccoli, nel 2012 sentenziava: «Siamo arrivati al sesto omicidio dall’inizio dell’anno». Si riferiva a un regolamento di conti tra bande. Cosa direbbe, oggi, Marco Miccoli, con sette fatti di sangue nel giro di una settimana, tra i più cruenti che la storia criminale romana abbia mai raccontato? Cosa direbbe al suo sindaco Ignazio Marino? Invece tace, mentre la storia si ripete. Basta sfogliare le agenzie di stampa per leggere di rappresentanti del centrodestra capitolino che si scagliano contro Marino. Il sindaco è ancora in vacanza nelle lontane Americhe. Le notizie dell’escalation di omicidi e morti sospette avvenuti in una manciata di giorni le legge sui giornali. Ed evita di commentarle. Qualcuno, tra le fila dell’opposizione in Campidoglio, nei giorni scorsi ha criticato questo silenzio. Alemanno, probabilmene, avrebbe inviato un sos al governo, chiesto l’ennesimo «patto per Roma», con tanto di rinforzi. La verità, però, è un’altra. Questo giornale l’ha scritto spesso: il crimine non ha colore politico, gli psicolabili come quello che ha decapitato l’ucraina all’Eur non aspettano le elezioni, le bande non scelgono una stagione piuttosto che un’altra per contendersi il mercato della droga. I sindaci, in questo, hanno poche colpe e pochi meriti. La «Sicurezza», del resto, non si misura solo con efferati omicidi, sparatorie ed esecuzioni in stile mafioso. Bisogna fare i conti con la piccola criminalità: ladruncoli in centro storico, rapinatori nordafricani, turisti ubriachi, tifosi scatenati, manifestanti inferociti. Su questo sì che il primo cittadino può intervenire attraverso una «politica sulla sicurezza» chiara, condivisa dal prefetto in carica, suo naturale interlocutore. Il Campidoglio può scendere in campo. Non va dimenticato che al suo servizio ha un corpo di più di 5mila vigili urbani e che su alcune materie può intervenire personalmente attraverso regole e restrizioni. Quello che non si deve fare, e che può rivelarsi un’arma a doppio taglio, è cavalcare la sicurezza facendo leva su drammatici fatti di sangue. Alemanno lo ha fatto e ne ha pagato le conseguenze. La cronaca dimostra che la Capitale di Marino non è meglio di quella del suo predecessore, anzi.

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