Politica

Renzi: «Decido io, non la Troika»

Folla per il premier al raduno di San Rossore. Replica a Draghi sul Financial Times «Non supereremo il 3% del rapporto deficit/pil. No al governo con Berlusconi»

Per una volta la risposta di Renzi non è stata immediata, sprezzante e arrogante. Per replicare all’affondo di venerdì di Mario Draghi, quello con il quale il governatore della Bce aveva invitato l’Italia a fare presto le riforme necessarie, il premier si è preso tutto il tempo possibile. Poi, dopo una due giorni dedicata al ritorno alle origini con la visita al raduno scout di San Rossore, Renzi ha tuonato in un’intervista al Financial Times: «Sono d’accordo con Draghi quando dice che l’Italia ha bisogno di fare le riforme, ma il modo in cui lo faremo lo decido io. Non la Troika, non la Bce, non la Commissione Europea». La scelta dell’interlocutore non è stata casuale. Era stato proprio il quotidiano della City londinese, sabato, a vergare un editoriale piuttosto duro nei confronti del premier italiano, spiegando come la luna di miele con il Paese fosse già finita complici i dati negativi sul Pil. E col Financial Times Renzi prova a ridisegnare una strada di fiducia per l’Italia: «Stiamo portando il Paese fuori dalla crisi, abbiamo un grande futuro davanti, le finanze sono sotto controllo. Continueremo ad abbassare le tasse, faremo cose rivoluzionarie». Rivoluzionarie, certo, ma senza attentare alla stabilità dei conti, se è vero che Renzi garantisce che «non ho assolutamente alcuna intenzione di superare il tetto del 3% del rapporto deficit/pil, speriamo di avere dati migliori sulla crescita nella seconda metà dell’anno e come risultato saremo al 2,9%. È una regola sbagliata, ma la rispetteremo per una questione di credibilità, mentre altri sforeranno». Ma ieri il premier si è dedicato anche alle questioni di politica interna. E in particolare ha voluto affrontare il nodo del rapporto con Forza Italia dopo la velata offerta di Berlusconi di un «soccorso azzurro» anche sui temi economici. In un colloquio con la Stampa, infatti, Renzi ha negato di essere nelle mani di Berlusconi: «La maggioranza non ha problemi di numeri e non mi attende la via crucis che toccò a Romano Prodi». Concetto, peraltro, ribadito anche dal ministro per le Riforme Maria Elena Boschi che, in un’intervista al Corriere della Sera, ha negato ogni ipotesi di ingresso di Forza Italia in maggioranza. Di fatto, però, la solidità sbandierata da Renzi sembra essere subito contraddetta dai suoi stessi ministri. Dopo settimane di pressing da parte di Alfano per l’accantonamento dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, è stato il ministro della Pa Marianna Madia a porre un freno sulla questione: «Abolire l’articolo 18 non crea lavoro, quindi è inutile dividersi su questo argomento». Non sarà facile, quindi, trovare una sintesi al momento di licenziare quel Jobs Act sul quale anche Giorgio Napolitano, nell’incontro col premier che dovrebbe tenersi nei prossimi giorni, tornerà ad insistere. Tutti argomenti da analizzare a breve, contestualmente a quel tour nel «Paese reale» che Renzi avvierà dal 13 agosto nei cantieri dell’Expo di Milano per poi spostarsi il giorno dopo a Napoli e proseguire nel Sud. Così, l’appuntamento di ieri a San Rossore ha costituito un ultimo momento di relax prima di rituffarsi in un agosto all’insegna del lavoro sui dossier economici. Renzi ne ha approfittato per mandare un messaggio di speranza agli oltre trentamila scout schierati per ascoltarlo. Il premier ha lanciato prima un messaggio ai giovani invitandoli a non cercare fortuna all’estero: «L’Italia è il Paese più bello del mondo - ha detto - lo è oggettivamente. Io non ho niente contro chi decide di andarsene, però l’esperienza degli scout mi ha insegnato che se vedo qualcosa che non va, cerco di cambiare le cose, non provo a cambiare Paese». Poi ha rilanciato l’idea del servizio civile aperto a chiunque voglia farlo e ha rassicurato tutti spiegando di avere l’«umore a mille» nonostante le cattive notizie sul fronte economico delle ultime settimane. La conclusione è stata un po’ più intimista e insolita per lo stile renziano: «I politici devono essere come lo yogurt: a un certo punto devono scadere, non lo puoi fare per sempre. Vale anche per me, per me è già iniziato il conto alla rovescia per essere rottamato io. Non puoi continuare a pensare, come succede in Italia, che inizi a fare politica a vent’anni e finisci a 80. E finisci magari perché ti mandano via a calci nel didietro».

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