È finita con Giancarlo Galan costretto a uscire in carrozzina dall’ospedale di Este subito dopo il sì della Camera all’autorizzazione per il suo arresto. I medici lo avevano comunque già dimesso di prima mattina e quindi adesso l’ex governatore del Veneto, indagato per presunte mazzette nell’ambito dei lavori per il Mose di Venezia, potrebbe essere trasferito in un ospedale all’interno di un carcere. Il suo avvocato, Antonio Franchini, ha spiegato di aver rinnovato la richiesta di arresti domiciliari. «Cosa succederà adesso? - ha risposto il legale - Può succedere che vada in un centro clinico carcerario a Parma, Opera o Bologna, può darsi che resti qui o che vada in carcere in infermeria. Ma, non credo in una cella». Giancarlo Galan, invece, si è limitato a un commento sibillino: «Sono incazzato e sapete benissimo con chi...». L’autorizzazione è arrivata con voto segreto, richiesto da FI: 395 sì, 138 no e 2 astenuti. A favore hanno votato anche la Lega e Fdi-An, attirandosi le critiche di Forza Italia. «Un altro capitolo buio per la nostra Repubblica, l'ennesima sentenza politica sollevata per di più in assenza dell'interessato – ha commentato Stefania Prestigiacomo – Il sì pronunciato dall'aula ben descrive il massacro mediatico cui il collega è stato sottoposto. È una vergogna assoluta». Prima del voto la Camera aveva anche respinto la richiesta di Forza Italia di rinviare il voto di una settimana in attesa che Galan di ristabilisse. Solidarietà è arrivata anche da Silvio Berlusconi: «Sono profondamente addolorato per il voto parlamentare che ha dato il via libera all'arresto di Galan. Trovo particolarmente ingiusto che, non accettando il rinvio del voto proposto da Forza Italia, sia stato impedito a Galan di essere presente in Aula per potersi difendere dalle accuse che gli sono state rivolte. Sono vicino a Giancarlo, della cui correttezza dopo trent'anni di collaborazione e amicizia sono assolutamente certo, in questo momento così drammatico e difficile». L’ex presidente della Regione è il sesto deputato nella storia repubblicana per il quale è stato autorizzato l’arresto. Il primo sì fu pronunciato nel 1955, durante il governo Scelba nei confronti di Francesco Moranino, deputato del Pci, accusato di aver ordinato nel 1944, come comandante partigiano, la fucilazione di cinque altri partigiani ritenuti spie e delle mogli di due di loro. L’ultimo sì è quello del 15 maggio scorso, nei confronti del deputato Pd Francantonio Genovese, coinvolto in un'inchiesta sulla formazione professionale in Sicilia.
Lega e Fratelli d’Italia arrestano Galan
La Camera vota il sì all’arresto. Berlusconi: «Profondamente addolorato». L’ex Governatore esce in carrozzina dall’ospedale: «Sono inc... e sapete con chi»
