All'indomani della nomina di Jean-Claude Juncker alla guida della nuova Commissione europea, si apre il gioco delle altre nomine per i ruoli chiave nelle istituzioni dell'Unione, che si rinnovano dopo la tornata elettorale del 25 maggio. Ma l'incertezza è assoluta. I riflettori sono tutti puntati sulla poltrona dell'Alto rappresentante per la Politica estera e la sicurezza dell'Ue per il dopo lady Ashton. Matteo Renzi, a Bruxelles, insiste sulla candidatura di Federica Mogherini, non priva però di numerose resistenze. Il presidente del Consiglio è deciso a giocare le sue carte fino in fondo: se sul nome del ministro degli Esteri italiano verrà confermato il “no”di una decina di paesi, allora l'Italia metterà sul tavolo la candidatura di Massimo D'Alema. Il Partito socialista europeo, nel quale il Pd è entrato lo scorso febbraio, è determinato a ottenere il ruolo chiave delle relazioni estere dell'Unione. Dopo il successo elettorale alle Europee, e la nomina del democratico italiano Gianni Pittella a capogruppo del Pse a Strasburgo, Renzi non è disposto a fare passi indietro. I socialisti hanno sostenuto il popolare Juncker alla guida della Commissione, sulla base dell'accordo politico per la flessibilità nell'applicazione dei patti sui conti pubblici degli Stati membri. Ma ora aspirano anche alla designazione del prossimo presidente del Consiglio europeo, ruolo per il quale candidano la premier danese Hellen Thorning-Schmidt. A esplicitare la scelta, insieme all'investitura ufficiale della Mogherini quale candidata del Pse alla carica di Mrs Pesc, è stato lo stesso Pittella, il quale ha spiegato che al Ppe - oltre alla guida della Commissione, già affidata a Juncker - dovrebbe andare quella dell'Eurogruppo. Ma la Schmidt smentisce la sua candidatura al Consiglio. Si è più volte fatto il nome di Enrico Letta per questo ruolo, e sembra che sull'ex presidente del Consiglio italiano sia emerso un ampio consenso tra i leader del Partito popolare. L'attuale titolare di quella carica, Herman Van Rompuy, avrebbe addirittura sondato il governo italiano per verificare la disponibilità a candidare Letta. La soluzione proposta sarebbe quella di un tandem fra Letta e la presidente della Lituania, Dalia Grybauskaite. Renzi aveva definito questa ipotesi solo come il frutto di chiacchiere giornalistiche, e ora insiste su Federica Mogherini per la Pesc. Ha tirato fuori anche il nome di D'Alema, pur di non ritrovarsi con il premier da lui spodestato in Italia a presidere le riunioni dei capi di Stato e di governo alle qauli dovrà partecipare in Europa. E' chiaro che l'Italia non potrebbe ambire a due cariche così importanti in contemporanea. Ma è proprio sul ministro degli Esteri italiano, a capo della nostra diplomazia da pochissimi mesi, che sono emerse numerose perplessità, mentre nelle cancellerie europee la disponibilità a votare l'ex presidente del Consiglio Letta come successore di Van Rompuy sarebbe ormai ben radicata. Il "no" del blocco dell'Est. In particolare, nelle scorse ore, sono arrivate prese di distanza da parte di circa 10-11 Paesi membri (Polonia, Bulgaria, Paesi baltici, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Romania, Repubblica Ceca), che considerano il ministro degli Esteri italiano troppo poco esperto per un ruolo simile e troppo vicino alla Russia di Putin. Il Financial Times ha tracciato i contorni di un blocco dell'Est pronto a sostenere la bulgara Kristalina Georgieva, attuale commissario per l'azione umanitaria gradita al Ppe. La Lituania ha esplicitato il suo “no” alla Mogherini. L'ambasciatore polacco a Roma ha oggi fatto trapelare una posizione meno rigida da parte di Varsavia. La stroncatura del Wall Street Journal. Contro Federica Mogherini è arrivato un editoriale al veleno da parte del Wall Street Journal. “La ministra degli Esteri italiana Federica Mogherini è troppo morbida con la Russia per potere essere il capo della diplomazia europea”, scrive il giornale di New York, “Sarebbe semplice liquidare queste preoccupazioni come una paranoia baltica se non fosse per il fatto che Mogherini ha viaggiato in Russia poco dopo che l'Italia ha assunto la presidenza dell'Ue all'inizio del mese. Non ha aiutato la sua causa neanche il fatto che la visita ha spinto l'agenzia di stampa ufficiale russa Itar-Tass a pubblicare un articolo di commento dal tono ottimista”. Il Wall Street Journal cita anche la posizione della ministra italiana sul gasdotto South Stream, che dovrebbe portare il gas russo in Europa aggirando l'Ucraina. “Gli ucraini - si legge nell'editoriale - vedono l'appoggio dato dagli italiani al progetto come un tradimento dell'offerta europea di una maggiore integrazione economica. Loro e i baltici credono che Roma stia usando la presidenza dell'Ue per avanzare i propri interessi piuttosto che l'imperativo della sicurezza collettiva. Ci sono molti motivi per accogliere con favore la leadership del premier Renzi a Roma. Ma la prospettiva di una politica estera europea guidata da Mogherini non è uno di questi motivi”. Ma Renzi, dopo il successo raccolto alle Europee di maggio, con il 40,8% di voti – e ora che è alla guida del semestre di presidenza Ue – ha intenzione di giocare la sua leadership bel al di là dei confini nazionali. L'appoggio di Schulz. L'attuale presidente del Parlamento Ue, il socialista Martin Schulz (già candidato alla guida della Commissione in opposizione a Juncker), ha detto che “Federica Mogherini ha molte chance. Penso potrebbe essere un eccellente candidata. Mi hanno molto stupito le critiche. Ieri dicevano che era troppo giovane, io la conosco da anni: ha una buona esperienza sui temi internazionali ed è il ministro degli Esteri di un grande Paese industrializzato”. Schulz è stato interpellato al suo arrivo al pre consiglio dei Socialisti e Democratici a Bruxelles, al quale Renzi non ha partecipato, così come François Hollande. Presente però al vertice straordinario dei capi di Stato e di governo. Il vertice slittato. La "riunione speciale", come l'ha definita nella sua lettera di invito il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, doveva cominciare alle 18. Ma la convocazione del vertice è slittata di due ore. Segno che i nodi da sciogliere sono ancora molti e si vuole evitare che il Consiglio europeo straordinario si concluda con un nulla di fatto. Oltre alle nomine, sul tavolo dei capi di Stato e di governo ci sono anche la crisi ucraina e il peggioramento della situazione a Gaza. Federica Mogherini è impegnata proprio in queste ore negli incontri diplomatici per il tentativo di arrivare a un cessate il fuoco nella crisi tra Israele e Hamas. Domani a Ramallah incontrerà il suo omologo palestinese, Riad al-Malki. I dubbi nel Ppe. Dopo lo scontro nell'Emiciclo di Strasburgo, nel giorno di insediamento della presidenza italiana dell'Unione, tra Renzi e il tedesco Manfred Weber, capogruppo Ppe della Cdu di Angela Merkel, oggi è arrivato un giudizio al veleno da parte di Elmar Brok, presidente della Commissione Affari esteri al Parlamento europeo e consigliere della cancelliera tedesca: “Abbiamo bisogno di qualcuno con più competenze in politica estera”, ha detto della Mogherini. Entrando al pre vertice del Ppe, Brok ha citato come possibili candidati dotati di esperienza la francese Elisabette Guigou, la bulgara Kristalina Georgieva e il polacco Radoslaw Sikorski. Al pre vertice Ppe è arrivato anche Angelino Alfano. Il Nuovo Centrodestra è al governo con Renzi in Italia, ma in Europa fa parte della famiglia dei popolari. "L'Italia è in grado di guidare la politica estera europea: ogni veto, o stop all'Italia sarebbe inaccettabile. Questa è la posizione che sosterrò al vertice del Ppe", ha detto il ministro dell'Interno. Forza Italia chiede che al nostro Paese vada la poltrone per il commissario ad hoc sull'immigrazione di cui ha parlato ieri Juncker nel suo discorso al Parlamento di Strasburgo. Trattative in stallo e possibile rinvio. La situazione appare in pieno stallo. Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha detto: "Non sono sicuro che questa sera si prenderà una decisione su questo tema, è molto difficile mettere tutti d'accordo essendo in 28”. Non si esclude un posticipo, ad agosto, sulle scelte di peso. Lo ha fatto intendere in maniera ancora più chiara Angela Merkel, che ha apertamente detto di dubitare che sul pacchetto di nomine la decisione arriverà entro stasera. La fiducia ai nuovi quattro commissari. L'Europarlamento, intanto, ha dato la fiducia con 421 voti favorevoli, 170 contrari e 32 astenuti ai quattro nuovi commissari che sostituiranno i vecchi commissari divenuti europarlamentari fino al prossimo 31 ottobre, quando la squadra del nuovo esecutivo Ue dovrà essere completata. I quattro neocommissari sono: Jyrki Katainen (Finlandia) agli Affari economici al posto di Olli Rehn, Martine Reicherts (Lussemburgo) alla Giustizia al posto di Viviane Reding, Jacek Dominik (Polonia) al Bilancio al posto di Janusz Lewandowski, e Ferdinando Nelli Feroci all'Industria al posto di Antonio Tajani (Fi), divenuto nuovo vicepresidente dell'Europarlamento.
Rebus nomine Ue, ancora dubbi su Mogherini
Trattative al vertice straordinario per sciogliere il nodo cariche nelle istituzioni Ue. Il Pse candida il ministro degli Esteri italiano alla guida della Pesc. Schulz possibilista, ma la decisione potrebbe slittare. Torna l'ipotesi Letta al Consiglio Juncker la spunta e promette 300 miliardi
