Politica

Stop alle tv, i grillini si spaccano

Il nuovo stop alle presenze in tv «emanato» da Beppe Grillo semina ancora una volta lo sconcerto nella pattuglia dei parlamentari a Cinque Stelle. Il comico, sul blog, ha parlato della...

Il nuovo stop alle presenze in tv «emanato» da Beppe Grillo semina ancora una volta lo sconcerto nella pattuglia dei parlamentari a Cinque Stelle. Il comico, sul blog, ha parlato della partecipazione degli esponenti grillini ai talk show in campagna elettorale come di «un errore che non sarà più ripetuto». Non tutti, però, la pensano così. Giovedì, dopo l’assemblea con Grillo a Palazzo Madama, qualche «allineato» mostrava di non aver gradito. «Di andare in tv ce lo chiedono gli attivisti - spiegava un senatore molto vicino ai vertici del M5S - se vogliamo arrivare al 51% per governare non possiamo certo accontentarci della Rete». Ma lo stop crea malumori soprattutto nelle file dei dissidenti. Non tanto per l’interdizione alle ospitate in tv, ma per le decisioni calate dall’alto. «Ormai Grillo decide su tutto - si lascia sfuggire Tommaso Currò, "ribelle" della prima ora - esattamente come è accaduto per la scelta di dialogare o meno con gli altri partiti». Sul divieto di andare in tv «dovrebbe decidere l’assemblea e non il blog di Grillo», oltre al fatto che, secondo il deputato siciliano, «ogni parlamentare dovrebbe essere autonomo e assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Compreso l'andare in tv o meno». Di questo argomento «parleremo in assemblea - si dice certo Walter Rizzetto, altra voce critica - perché storicamente uno vale uno e non sarebbe opportuno che a decidere fosse uno solo, tra lìaltro comunicando via blog la decisione». Chi mostra di gradire il cambio di rotta è invece l’ex capogruppo a Montecitorio Roberta Lombardi, tra i volti più spesi in tv dal M5S. Lo stop alle apparizioni televisive «da una parte mi fa sentire sollevata - ammette - vuol dire non andare più in questa specie di suk dove ognuno deve vendere al meglio la mercanzia, ma solo per come luccica, non per la qualità reale».

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