Politica

Mezzo milione a Milanese, In cella

Nell'inchiesta sul Mose a venezia finisce in galera l'ex deputato del Pdl. IL RITRATTO: implacabile finanziere e faccendiere che pensa al business

Può ancora «contare su elevatissime relazioni e di mantenere uno stabile rapporto con i corruttori, ben dopo il pagamento della tangente». Queste le ragioni che hanno portato ieri all’arresto di Marco Milanese, consigliere politico dell’allora ministro all’Economia Tremonti. Le Fiamme Gialle hanno aspettato che l’ex deputato del Pdl finisse di pranzare con la figlia in un ristorante sulla Colombo, a Roma, e l’hanno portato nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. E ora a tremare è tutto il partito. Contestualmente all’arresto è stato emesso un decreto di sequestro preventivo per 500 mila euro. Tale somma corrisponde alla presunta dazione consegnata personalmente, il 14 giugno 2010, dall’allora presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati nelle mani di Milanese. Il denaro sarebbe servito per «influire sulla concessione dei finanziamenti del Mose – si legge nell’ordinanza che un mese fa ha portato all’arresto di altre 35 persone – e in particolare nel far inserire tra gli stanziamenti inclusi nella delibera Cipe numero 31/2010 e nei decreti collegati anche la somma relativa ai lavori gestiti dal Consorzio Venezia Nuova, inizialmente esclusa dal ministro». La consegna dei 500 mila euro sarebbe avvenuta a Milano e, per questo, il gip di Venezia Scaramuzza ha dichiarato la propria incompetenza territoriale e ha disposto la trasmissione degli attia Milano. Stessa procedura utilizzata per Roberto Meneguzzo, ad di Palladio Finanziaria, accusato di aver messo in contatto Mazzacurati con Milanese «sia per far loro raggiungere l’accordo corruttivo, sia per favorire la consegna di denaro». Nei confronti dell’ex parlamentare del Pdl i pm veneziani avevano già avanzato una richiesta di arresto, inizialmente respinta dal gip. Nell’inchiesta sul Mose è indagato anche l’ex generale Emilio Spaziante, iscritto sul registro assieme a Milanese pure dalla Procura di Napoli nell’indagine che ha portato in cella il comandante della Guardia di Finanza di Livorno Fabio Mendella. Nonostante Milanese non sia più in enti o istituzioni pubbliche – sostengono fonti investigative – avrebbe comunque tessuto negli anni una rete di contatti interpersonali ad alto livello che lo avrebbero potuto spingere a ricevere o chiedere nuove dazioni in cambio di favori nella realizzazione di opere pubbliche. Per questo l’accelerazione e la richiesta d’arresto. Ora Milanese è nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

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