Politica

Fagiolini, cani, gay. Su Silvio il «fattore P»

Dalla spending review sul cibo alle strategie politiche: l’ascesa di Francesca Pascale L'INTERVISTA Feltri: «Basta vecchi bigotti Il centrodestra si svegli» L'INTERVISTA Storace: «Elettori furiosi Le priorità so

Ormai lo si può definire «fattore P». L’incidenza di Francesca Pascale sulla vita - privata e politica - di Silvio Berlusconi. In principio fu la «spending review» sul cibo, con la presa di posizione - vera o presunta - su quei fagiolini che «non possono costare 80 euro al chilo». Poi a essere state rimesse in ordine sono state le frequentazioni dell’ex Cavaliere, con l’accesso ad Arcore inibito a quella pletora di personaggi che avevano contribuito a far esplodere lo scandalo delle «cene eleganti». Nonché a una serie di esponenti di Forza Italia caduti in disgrazia. Infine le sempre più frequenti apparizioni pubbliche, condite da dichiarazioni da consumata polemista. Come quando Grillo propose la vivisezione per l’amato Dudù e lei commentò: «È una notizia che Grillo sia favorevole alla vivisezione. Non è una notizia che per lui ammazzare non sia un reato». Un’escalation che in qualcuno ha fatto sorgere il sospetto che la fidanzata di Berlusconi avesse ambizioni che non si limitassero solo al ruolo di firs lady. Una settimana fa si era diffusa addirittura la voce che lei volesse candidarsi alla successione di Caldoro alla poltrona di presidente della Regione Campania. Prontamente smentita, anche se solo in privato. Come che sia, la sensibilità di Francesca sembra aver influito sulle ultime prese di posizione di Berlusconi. Dalla crociata animalista, lanciata in piena campagna elettorale, fino all’apertura ai diritti civili degli omosessuali, arrivata il giorno dopo che la stessa Pascale aveva comunicato la propria iscrizione all’Arcigay. Ieri, intanto, lontano dalla fidanzata Berlusconi è stato costretto a recarsi al settimo piano del Palazzo di Giustizia di Milano, convocato dal giudice del Tribunale di sorveglianza di Milano Beatrice Crosti. Oggetto dell’incontro, durato un’ora, un «richiamo» al leader di Forza Italia dopo le recenti esternazioni a Napoli contro la magistratura. Una sorta di ultimo avvertimento: Berlusconi dovrà evitare di ricaderci se non vorrà perdere il beneficio dei servizi sociali. L’ex premier si sarebbe scusato e, terminato il faccia a faccia, si è mosso alla volta di Roma, dove domani incontrerà i gruppi parlamentari di Forza Italia. Sul tavolo l’atteggiamento da tenere sulla riforma del Senato dopo che in commissione gli azzurri hanno votato compattamente a favore, seppur su emendamenti considerati «innocui». Ben diverso sarà il clima quando si dovrà affrontare il nodo dell’eleggibilità dei senatori, sulla quale sono pronti a fare barricate Minzolini e i 39 che hanno firmato il documento dell’ex direttore del Tg1. Ai suoi, comunque, Berlusconi dovrebbe ribadire la necessità di tenere il punto fermo sul patto del Nazareno anche perché «noi siamo quelli che le riforme le hanno sempre volute e la gente non capirebbe se ci tirassimo indietro a questo punto». Il timore reale è che non ci sia altra via d’uscita con Renzi che, in caso di rottura, sarebbe pronto a sfruttare la sponda grillina per licenziare una legge elettorale modello Mattarellum sfavorevole a Forza Italia.

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