Politica

In platea pochi intimi. Annullato il saluto finale

La rentrée fa flop: Gianfry evita il discorso di chiusura per non farsi riprendere davanti a una sala deserta L'INTERVISTA Il nero Romagnoli «Poca chiarezza sull’immigrazione»

Si potrebbe citare la classica scusa che si usa quando alle elezioni l’astensione sale: faceva caldo, le persono sono andate al mare. In fondo ieri era il 28 giugno e a Roma, sul serio, si superavano i trenta gradi. Oppure ci si dovrebbe chiedere perché, in epoca di grande disaffezione dalla politica, dovrebbe riempire le sale un leader che alle scorse elezioni non ha preso neanche mezzo punto percentuale. Eppure, per Gianfranco Fini la delusione è tanta. Fotografata in pieno dall’ultima fase della convention «Partecipa». Alle 18.30 è previsto il suo intervento per chiudere i lavori, ma il vecchio leader vi rinuncia: in platea saranno rimaste sì e no un centinaio di persone, meglio evitare di regalare ai telegiornali un’immagine desolante che riporterebbe inevitabilmente alla mente gli ultimi comizi della campagna elettorale di Fli. Appuntamenti per pochi intimi. All’inizio era andata meglio, anche se non tantissimo. La sala del Palazzo dei Congressi dell’Eur ha circa 800 posti a sedere, ma gli organizzatori si aspettavano ottimisticamente un migliaio di partecipanti. A essere generosi saranno la metà, al punto che nelle ultime file c’è chi chiede alle persone di «sparpagliarsi» il più possibile per evitare l’effetto deserto. «Manca la destra romana» si lamentano in platea. Normale: quel gruppo è quasi tutto sotto le insegne degli «odiati» Fratelli d’Italia. C’è, invece, una folta delegazione del meridione, convocata da Giuseppe Tatarella, tra i più attivi nella macchina organizzativa. Fini tarda il suo intervento il più possibile, sperando che nel frattempo la sala si riempia. La manifestazione comincia alle 11.30, un’ora dopo il previsto. Parte l’inno nazionale e, in’ultima fila, a ridosso delle uscite, un signore sventola con la sinistra una bandiera di Alleanza Nazionale e con la destra mostra il saluto romano. Al termine di «Fratelli d’Italia», la stessa persona comincia a gridare: «Buffone! Traditore! Hai distrutto la destra!». Immediatamente viene allontanato. Sarà l’unico contestatore della giornata. Chi si aspettava scene simili a quello del funerale di Rauti, resterà deluso. Con il tempo (e con il caldo) anche i vecchi rancori si attenuano. O forse, semplicemente, è merito della «questua» all’ingresso. Per #partecipare alla destra di Fini bisogna versare almeno dieci euro. Di questi tempi... Doveva essere l’evento dei giovani: «Ci rivolgiamo a quelli che sono nati a cavallo degli anni ’80» aveva detto Fini alla vigilia. In realtà in platea abbondano i capelli bianchi e nelle primissime file a farla da padrone è il tanto vituperato «ceto politico». C’è Roberto Menia, sfiancato dalla maratona di telefonate fatte per convocare il vecchio stato maggiore di Fli. Claudio Barbaro, Flavia Perina (forse solo per lavoro: oggi è condirettrice dell’AdnKronos), Antonio Buonfiglio, Giuseppe Consolo, Enzo Raisi. E poi i collaboratori storici, dalla segretaria Rita Marino a Vittorio Lodi, fondatore della Festa di Mirabello. Gli stessi fedelissimi sembrano delusi. «Mi aspettavo più persone» commenta un ex parlamentare. «Dai, ci stanno provando cani e porci, è giusto che ci provi anche Fini» è la stringente sintesi di un altro. Il discorso di Fini dura un’ora. E così quando ha finito di parlare e si è concesso ai giornalisti, è praticamente già ora di pranzo. La sala si svuota. E quello che doveva essere un evento «per ascoltare» la società civile, si trasforma in una chiacchierata tra pochi intimi. Praticamente restano solo quelli che si sono iscritti a parlare (più di una sessantina) e i loro amici. Fini li ascolta tutti, a molti stringe anche la mano per ringraziarli. Eppure non sempre arrivano le parole che lui vorrebbe ascoltare. Il giovane Maurizio Miceli, ad esempio, chiede al leader di rinnegare l’abiura di Mussolini e si domanda perché la destra, per ripartire, «dovrebbe ancora aver bisogno dei vecchi colonnelli e del loro generale». E quando il moderatore prova a togliergli la parola per limiti di tempo, lui reagisce con un ironico «Che fai? Mi cacci?». Si procede stancamente verso la conclusione, i pochi rimasti sperano nel saluto finale del leader, ma rimarranno delusi. «Questo non è un arrivederci, tutta questa comunità deve restare unita» aveva detto Fini in mattinata. La prossima volta basterà un appartamento.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.