La delusione prende il posto dell’ottimismo. E i sorrisi si trasformano in silenzi. Dopo lo scrutinio Fratelli d’Italia-An è al 3,6%. Il che significa fuori dall’Europa. Non se l’aspettava il partito di Giorgia Meloni, i cui esponenti di rilievo erano tutti convinti di guardare sin da subito dall’alto l’obiettivo del 4%, la quota fissata nello sbarramento per l’accesso al Parlamento di Strasburgo. Una prova di maturità, per gli eredi di Alleanza Nazionale, non completamente superata. «Ma i seggi a noi favorevoli, quelli centro-meridionali, saranno gli ultimi ad arrivare», afferma in maniera non troppo convinta Marco Scurria, europarlamentare uscente e candidato di punta della circoscrizione Centro Italia. Anche se, sin dal primo exit-poll, il punteggio massimo registrato è stato un 3,8% assegnato dalla Emg. Giorgia Meloni arriva soltanto a notte inoltrata alla sede del comitato nazionale di via di San Teodoro a Roma. Al suo posto, a condurre la nave è il deputato Fabio Rampelli. «Noi abbiamo vinto comunque», ripete, come aveva fatto prima il suo «gemello» Marco Marsilio. «In un anno abbiamo quasi raddoppiato i consensi – prosegue – Certo, non nascondo ci sia un po’ di delusione, vediamo quale sarà il risultato finale e poi tireremo le somme». Gli fa eco Marco Marsilio: «Ci metterei la firma a raddoppiare i consensi ad ogni tornata elettorale». Sul successone del Pd di Renzi, torna a parlare Rampelli: «È facile fare propaganda e lui la fa bene. Ora lo vedremo alla prova dei fatti». Già ieri sera, in attesa di risultati più «concreti» si cominciava a pensare al futuro. Nel pomeriggio Chiara Colosimo, ex consigliere regionale del Lazio e oggi responsabile del comitato nazionale, aveva affermato: «Non ci fermeremo, per carità – assicura Chiara Colosimo, ex consigliere regionale del Lazio e oggi responsabile operativa del comitato nazionale – però sarà dura riuscire a motivare tutti. Insomma, l’avventura continuerà ma sarà un po’ più difficile». Ma nel futuro potrebbe esserci anche una possibile sentenza dei tribunali amministrativi che potrebbero bocciare lo sbarramento, di fatto costringendo a ridisegnare la distribuzione dei seggi facendo rientrare anche i partiti sotto la soglia: «Vediamo – afferma Scurria – ora le regole sono queste, i ricorsi sono già stati fatti. Aspettiamo». Una campagna elettorale dura quella di Fdi-An, «fatta con quattro soldi», ricorda Marco Marsilio, ma anche tanta fantasia. Come il mezzo chilometro di striscione tricolore (300 metri solo per via del Corso a Roma) fornito dall’Azienda Tessile Romana, che ha contraddistinto la chiusura della campagna. Oppure i 500mila fra manifesti e brochure distribuiti in tutta Italia. «Ma per la maggior parte abbiamo utilizzato email ed sms», assicura la Colosimo. E poi c’è la leader, Giorgia Meloni, il cui nome ha debuttato nel simbolo: in 30 giorni ha percorso 22.500 chilometri, partecipato a 95 comizi e manifestazioni, più «centinaia di migliaia di foto, autografi, apparizioni e interviste in tv, radio e giornali».
Aumentano i consensi ma Strasburgo resta un sogno
Moderata soddisfazione per il trionfo di Le Pen in Francia
